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Memoria

di Terenzio Pastore

Quella di cellulari, computer, tablet è spesso piena e costringe, soprattutto i meno esperti, a trovare con difficoltà il modo di “fare spazio”. Scoprendo, non di rado, di aver cancellato maldestramente foto o video che si volevano conservare. Si possono avere conseguenze peggiori, però, con la nostra memoria, se dimentichiamo ciò che sarebbe necessario ricordare e se, d’altro canto, lasciamo che certi ricordi influenzino negativamente la nostra vita, anche a distanza di tempo. L’argomento è, ovviamente, vastissimo. Mi limito a segnalarne qualche aspetto.

Nel sacrario di Marzabotto (BO) dove, con i caduti della prima e seconda Guerra Mondiale sono sepolte le vittime della rappresaglia che i soldati tedeschi attuarono tra il 29 settembre e il 5 ottobre del 1944, ho incontrato un uomo che mi ha detto: «Non abbiamo imparato proprio nulla».
Salendo verso il Monte Sole, le rovine di case e chiese, avvolte dal silenzio, fanno risuonare le urla strazianti di quei morti che, come recita una delle “gocce di memoria” collocate lungo il percorso, sono “rubati per sempre”. Gli abitanti di Casaglia, soprattutto donne e bambini, si erano rifugiati in chiesa, ritenendolo il luogo più sicuro. I soldati, trovatili, uccidono subito alcuni dei presenti. Tra loro, Vittoria: paralizzata, non poteva spostarsi nel vicino cimitero, dove conducono gli altri. Riportano poi in Chiesa don Ubaldo, il parroco, lo uccidono davanti all’altare, e incendiano la Chiesa. Infine arriva l’ordine di far entrare tutti in cimitero. Oggi una croce più piccola, posta davanti a una più grande, testimoniano che i bambini furono messi davanti agli adulti: con sventagliate di mitra e bombe a mano i soldati fecero strage. Qualcuno si salvò, fingendosi morto.
Simili atrocità non dovrebbero portare l’umanità a rinunziare per sempre alla guerra?
La nostra memoria, però, come diceva quell’uomo, dimentica, diventando incapace di imparare dal passato! Quante volte Papa Francesco ripete che stiamo vivendo una terza Guerra Mondiale combattuta a pezzi! Se la guerra è sempre una sconfitta − oltre ai morti “rubati per sempre”, quante vite irrimediabilmente compromesse, quanti danni arrecati… − una guerra mondiale è la sconfitta dell’umanità!
Una memoria che funziona “poco” o “male” condiziona la “normalità” della nostra vita: il nostro pensare e agire, il rapporto con gli altri e, ovviamente, il rapporto con Dio. Quante volte mi è capitato di ascoltare vere e proprie “sentenze” − del tipo: “Con quella persona non avrò più niente a che fare!” − motivate da un accaduto, che cancella anni di amicizia o di amore. La cronaca, purtroppo, ci trasmette le reazioni estreme di un rapporto che si deteriora: aggressività, maltrattamento, violenza e, addirittura, delitto.
La preghiera ha una straordinaria capacità di far sì che il nostro oggi affondi le sue radici in una memoria rivisitata dal passaggio di Dio. L’unione intima con Lui ci evita di dividere il mondo in buoni e cattivi, in chi ci ha fatto del bene o del male, facendoci scoprire fratelli e sorelle in cammino. Un cammino condiviso con persone che si incrociano spesso, oppure di rado, o anche una volta sola nella vita, tutti portatori di sogni e di speranze, di gioie e di sofferenze, ma anche di fragilità e di peccato, di ricerca sincera del bene o di scelta, non sempre avvertita, del male.
La preghiera ci porta, per esempio, a specchiarci nei personaggi della parabola del “Buon Samaritano”: ci siamo chinati sulle miserie altrui? Siamo rimasti indifferenti? Possiamo anche rivederci sul ciglio della strada, ai margini, percossi dalla vita e dalle conseguenze delle nostre scelte: non vorremmo qualcuno che ci aiuti a risollevarci e si prenda cura di noi? Gesù è sempre quel “Qualcuno” e – quante volte! – ci invia suoi “samaritani”.
Con la parola e l’esempio di Gesù diamo alle nostre vicende una chiave di lettura diversa. La linea guida è: seminare Vangelo, accogliendo ogni occasione, anche quelle avverse, anche quelle in cui si è ricevuto del male.
Non sono forse “Beati i perseguitati?”. I martiri, che giungono al dono estremo della vita pregando per i loro carnefici, non sono il vertice di questo tipo di atteggiamento?
Nel Mistero Pasquale contempliamo il vertice dell’amore di Dio. Una contemplazione che, imprimendosi nella memoria, alimenta la volontà di corrispondere al Suo Amore. L’Eucarestia, ogni Eucarestia, ci permette non soltanto di ricordare la Passione, Morte e Risurrezione di Gesù, ma di renderla presente. Gesù si fa dono, perché noi possiamo essere dono.
Per ogni persona. Anche per i nostri nemici, che Lui ci chiede di amare.
Lo “stare” con Gesù ci permette di scoprirci sempre amati, nonostante le nostre cadute − e ricadute − nel peccato. E di guardare gli altri con gli stessi occhi con cui Lui guarda noi. Occhi ch brillano di amore misericordioso.
Così, giorno dopo giorno, si riducono, fino ad azzerarsi, i file contenuti nella cartella “black list” e la nostra memoria alimenta e purifica le cartelle da custodire con stupore e gratitudine, che protocollano gli inestimabili doni di Dio. La cartella “Figlio” e la cartella dei “Fratelli e Sorelle”.

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