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Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato ma il Signore mi ha raccolto

Di Vincenzo Giannuzzi

Eccoci cari amici, care amiche, ancora una volta pubblichiamo la testimonianza di vita di un giovane che si è lasciato amare e cambiare il cuore da Gesù. È un’occasione bella per rendere grazie a Dio delle opere grandi che compie nella vita di ognuno, se ci lasciamo amare.

Padre Vincenzo, sono Alberto, ho 35 anni, le scrivo dalla provincia di Milano.
Ho modo sempre di leggere la vostra rivista Nel segno perché arriva a casa di mia madre, in quanto devotissima di San Gaspare, devozione che ha trasmesso anche a me e devo ringraziare la continua preghiera di mia madre, per intercessione di San Gaspare, se oggi sono l’uomo che sono.
Mio padre all’età di 5 anni ci ha abbandonato a causa della massoneria, brutta bestia. Ho molto sofferto per questo.
A 15 anni sentì il desiderio di incontrarlo, mi feci aiutare da mia madre, la quale mi ha sempre parlato con amore di mio padre.
Sono riuscito a contattarlo, ma purtroppo non ha voluto vedermi. Per me è stato molto doloroso. Mi chiedevo come può un uomo abbandonare suo figlio. Sono cresciuto con la paura dell’abbandono.
Ho provato tanto rancore e rabbia, ho iniziato a frequentare amicizie che di amicizia sapevano ben poco. Desideravo morire e rinascere. Al gruppo giovani in parrocchia mi parlavano di Dio che è padre e io provavo sempre più rabbia perché pensavo a mio padre. Vedevo i miei coetanei con i loro genitori uniti e provavo sempre tanta gelosia. Iniziai ad arrabbiarmi anche con mia madre, accusandola del mio malessere e lei con tanto amore mi aiutava a ragionare, ma era tutto inutile. Quanto l’ho fatta soffrire.
Ad un certo punto della mia vita, una notte d’estate, al mare, tornando a casa stanco di vivere, piangevo disperatamente, guardai il cielo illuminato da tante stelle e iniziai a gridare aiuto, ricordo ancora la sensazione liberante di quel grido, più gridavo verso il cielo più mi sentivo in pace. Mi vennero in mente le parole che mia madre mi ripeteva spesso e a cui io non ho dato mai peso: «Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto» (Sal 27,10).
Passai davanti ad una chiesa, mi accorsi che c’era l’adorazione eucaristica perpetua.
Entrai, c’era solo un uomo, un anziano sacerdote, chiesi di potergli parlare, siamo stati più di due ore. Da quella notte la mia vita è cambiata. Iniziai con quel sacerdote un cammino di fede che mi portò a scoprire la bellezza della vita cristiana e dell’essere sacerdote, ed eccomi qui. Oggi sono don Alberto, ho 35 anni e sono cappellano di un carcere minorile e ogni giorno cerco di aiutare i ragazzi, che il più delle volte hanno sofferto come me e soffrono l’abbandono di un genitore, a riscoprire la bellezza della loro vita perché amati da un Dio che ha donato ciò che ha di più caro per la loro felicità: il figlio Gesù.
Grazie Padre Vincenzo dell’occasione di condividere questa mia testimonianza di vita.

Don Alberto

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