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Opinione divergente: male da evitare o dono da accogliere?

Di Domenico Barbati

Nell’attuale società i vari mezzi di comunicazione, giornali, riviste, TV, internet, sono una ricchezza e un dono per ogni individuo. Attraverso di essi si viene a contatto con tante realtà vicine e lontane, con tanti drammi, con molte testimonianze che resterebbero bloccate solo in loco e sconosciute alla maggior parte dell’umanità. Tutto ciò porta, però, al proliferarsi di una vasta diversità di opinioni. Ciascuno di noi, infatti, nel presente contesto sociale, attraversato da infiniti messaggi, si forma il proprio parere ed esprime le proprie valutazioni. Queste poi risultano molto divergenti tra loro per la forte influenza della carta stampata e dei vari mezzi di comunicazione.
I pareri divergenti e contrapposti si verificano, oggi, più facilmente possibili anche tra le nostre comunità cristiane. Con molta libertà di opinione si giudicano la dottrina e taluni temi “sensibili” riguardanti la vita umana. Con la stessa libertà si giudicano le persone che vivono responsabilità significative nella storia della Chiesa. Vengono così coltivate e condivise valutazioni critiche sull’operato del papa, dei vescovi, dei propri superiori, su tante proposte della Chiesa. Eppure tutti coloro che appartengono alla comunità cristiana sono stati battezzati nella morte e resurrezione di Cristo, per cui dovrebbe esserci in essi una precisa forza di comunione, che consenta di vivere con responsabilità la propria appartenenza alla Chiesa di Cristo. Comunque dalla certezza della presenza dello Spirito del Signore in ciascun credente, siamo spinti e incoraggiati a chiedere nella preghiera di incontrare l’altro e poterlo ascoltare senza pregiudizio. Ciò è la conseguenza del legame del battesimo e della celebrazione dell’Eucarestia per cui possiamo nella preghiera chiedere uno spirito di ascolto per capire ciò che l’altro, il fratello o la sorella, hanno da dire. Non si deve contrapporre parere a parere, ma esprimere un giudizio positivo, manifestare attenzione alle ragioni dell’altro che non coincidono con le nostre.
Il Vangelo ci presenta un esempio che ci può aiutare a comprendere come vivere in comunione con persone che hanno posizioni critiche e divergenti da noi. Luca al cap. 24 del suo Vangelo, con una certa vivacità, descrive la vicenda di due discepoli che abbandonano la comunità di Gerusalemme, sconcertati e delusi. Essi stessi descrivono il loro stato d’animo confuso e rifiutano le notizie frammentarie ricevute dalle donne e dagli altri discepoli circa Gesù. Vivono la situazione con incertezza e disagio, mentre nelle stesse ore nella comunità dei discepoli si vive una grande gioia per le varie testimonianze della resurrezione di Gesù. Quando, in seguito, i due pellegrini, riconosciuto il Signore allo spezzare del pane, ritornano a Gerusalemme, vengono accolti festosamente e raccontano ciò che era loro accaduto lungo la via e la catechesi proposta loro dallo sconosciuto che camminava con loro.
In ogni nostra comunità cristiana la vita di comunione è importante. Il punto di partenza è sempre la richiesta, formulata nella preghiera, che ci sia dato il coraggio di ricercare con umiltà di comprendere come la Parola di Dio illumini la storia che stiamo vivendo. È perciò opportuno, necessario e auspicabile pregare perché la Chiesa, ogni credente non abbiano paura di pareri diversi; anzi devono ritenersi una ricchezza il confronto e il dialogo. È comprensibile che non tutti accettino la considerazione che vi possano essere differenze nelle comunità cristiane. Una Chiesa che vive compatta in determinate verità e comportamenti affascina, perché così l’abbiamo sempre conosciuta e vista. Ma è Dio che veglia sempre sulla sua Chiesa.

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