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Per te la vita che cos’è?

Di Paul Ndigi

Così parlo il Missionario

IL DIBATTITO SULLE QUESTIONI “VITALI” PRESUPPONE QUESTA DOMANDA FONDAMENTALE

Fin dall’antichità, l’uomo ha cercato di comprendere il significato e il senso della vita. La sua origine invece non era mai stata messa in discussione fin quando Charles Darwin introdusse la teoria dell’evoluzionismo. Lo sviluppo del suo pensiero ha portato oggi gli scienziati a credere che la vita può essere creata in un laboratorio. Ad ogni modo, occorre aver sempre presente l’antico ma irrinunciabile principio secondo cui “non tutto ciò che è tecnicamente possibile è moralmente ammissibile”. Questa vita, che oscilla tra la felicità e la sofferenza, ovvero tra il bene e il male, va assolutamente protetta. Di conseguenza, è un nobile compito quello che ognuno attiva responsabilmente in sua difesa dal concepimento fino all’ultimo respiro. Da qualche anno quest’affermazione conosce molti sviluppi nell’ambito bioetico, tuttavia non possiamo, non dobbiamo e non vogliamo mettere in discussione il carattere sacro della vita, nonché della sua inviolabilità. In questo caso, il nostro buon senso è chiamato in causa non solo a tutelare, ma anche a potenziare, nelle forme sociali desiderate, questo bene incommensurabile. Purtroppo, dal momento in cui l’uomo ha cominciato a perdere il valore intrinseco della vita, questa è catalogata come una merce, cercando tendenzialmente di ridurla ad una cosa che può essere acquistata, selezionata, modificata o eliminata a piacimento.
Sappiamo tutti come conservare quanto di prezioso abbiamo. Solo gli insensati ne fanno un uso inappropriato. Nonostante tutti i progressi fatti in vari ambiti, osserviamo con amarezza che alcuni uomini hanno conservato la loro identità di lupi per gli altri. Perché l’uomo continua ad essere una minaccia per l’altro? Perché la vita umana è sempre sotto attacco? Probabilmente perché non sappiamo per davvero cosa sia la vita. E allora chiediamoci: che cos’è la vita? (Ovviamente se è una cosa). Che senso ha? Vale la pena vivere? E che dire poi di tutte le implicazioni morali in essa inerenti? Questioni come l’aborto, la fecondazione in vitro o l’eutanasia sono legate alle risposte date a queste domande. La scienza ha il dovere di intervenire al meglio delle proprie competenze in questa disputa.
Gli studiosi hanno riservato un posto rilevante nella storia della filosofia a questo tema tanto che la pubblicazione degli articoli e delle opere è assai nutrita.
Questi studi, dagli antichi greci, hanno cercato di darne una definizione. Solo che non esiste ancora una che sia universalmente condivisa. In realtà cercare di definire cosa sia “la vita” non è prerogativa del solo filosofo esistenziale. La non unanimità di una definizione non deve distrarci dalla sua origine offertaci nel libro della Genesi. Tuttavia, occorre ostacolare quel vento contrario al suo sviluppo e alla sua difesa. Ad ogni vita è legata una missione che va implementata a beneficio degli altri. Ogni vita ha una meta. La meta della vita del credente è abitare nella casa del Padre per sempre.
Vivere è stare con gli altri integralmente. Nessuno vive per se stesso, come ci ricorda l’apostolo Paolo. Di conseguenza l’uomo deve essere solidale con il mondo che lo circonda perché in esso è radicata la sua felicità, la sua conservazione. La conservazione della vita passa attraverso la sua trasmissione, non per la sua manipolazione. Molti governi che si definiscono difensori dei diritti umani e quindi a tutela della vita, hanno paradossalmente legalizzato dei meccanismi che compromettono per esempio le nascite.
È deleterio volersi difendere e auto lesionarsi. Ogni uomo tende naturalmente a vivere felice, a respingere tutto ciò che lo può nuocere. Essere in vita è un bene e il bene va fatto e ricercato mentre il male va
evitato e respinto: è la prima legge della morale naturale. Ma per vivere in armonia, l’uomo deve imperativamente poter fare la distinzione tra il bene e il male e ciò con l’aiuto della recta ratio. È ovviamente scontato che vivere presuppone innanzitutto nascere.
Nascere e morire sono due eventi fondamentali del vissuto di ogni uomo. Tra questi due estremi che circondano l’esistenza naturale, c’è la vita che inizia senza ombra di dubbio dal concepimento. Gli uomini hanno sviluppato modi eccezionali di celebrare la nascita attraverso dei riti, atteggiamenti (preghiera, ballo, canto, cibo…). Solitamente, la partecipazione a tale evento è in funzione dei rapporti della famiglia con il territorio. Nascere è aprire la porta alla vita, al mondo.
Si nasce per vivere e non per morire.
Comunque all’inizio non era così e, se siamo giunti fin là, è per la durezza del cuore.

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