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Pio VII in esilio esempio di mansuetudine e pazienza

di Giandomenico Piepoli

A 200 anni dalla morte di Papa Pio VII / 8a

Napoleone re d’Italia e l’inizio del Regno (1805)

Il 18 marzo 1805 la consulta della Repubblica Italiana proclamò Napoleone Bonaparte re d’Italia, dando vita al primo statuto costituzionale del Regno d’Italia. Ad applaudire sono i ceti borghesi e, sorprendentemente, anche il clero. Pur con le confische dei beni ecclesiastici, papa Pio VII afferma «ci rinuncio per amor di pace» e benedice il trionfo di Bonaparte.

Lo Stato napoleonico e la subordinazione del clero

Napoleone chiuse le scuole religiose e i seminari; il clero e i cattolici furono subordinati allo Stato, che nominava i vescovi e pretendeva un giuramento di fedeltà dai sacerdoti. Incoraggiato dalle vittorie di Austerlitz (1805) e Jena (1806), Napoleone inasprì la sua strategia in Europa. Papa Pio VII protestò contro l’occupazione del porto di Ancona e il passaggio delle truppe verso Napoli, ma l’imperatore impose la sua volontà.

Conflitto con il Papa e rifiuto dei vescovi

Dal 1806 papa Pio VII rifiutò di dare l’investitura canonica ai vescovi nominati da Napoleone. L’introduzione del catechismo imperiale nel 1807 suscitò polemiche che portarono, nel 1808, all’annessione di parte dello Stato pontificio al Regno d’Italia. Alcuni vescovi rifiutarono di prestare giuramento all’imperatore.

L’occupazione di Roma e la resistenza del Papa

Napoleone dichiarò Roma «città libera e imperiale» e ordinò al generale de Miollis di entrarvi con un piccolo esercito. Papa Pio VII si rinchiuse nel Quirinale, chiedendo l’osservanza del Concordato. I cardinali non nati nello Stato pontificio furono espulsi e l’esercito pontificio incorporato nell’esercito imperiale.

L’annessione dello Stato pontificio e la cattura del Papa

Il 16 maggio 1809 Napoleone firmò il decreto che annetteva lo Stato pontificio all’impero francese. Castel Sant’Angelo sventolava il tricolore francese e Roma era governata dal prefetto Tournon. L’11 giugno 1809 papa Pio VII, con la bolla Quum memoranda, scomunicò chi avesse approvato violenze contro la Santa Sede.

Napoleone incaricò il generale Radet di catturare il papa: la notte tra il 5 e 6 luglio 1809 il pontefice fu prelevato dal Quirinale e messo in esilio, accompagnato solo dal cardinale Pacca.

Il lungo esilio e le conseguenze per Roma

Durante il viaggio verso l’esilio, Pio VII rispondeva a chi lo vedeva con stupore: «Coraggio e orazione». Le sofferenze inferte alla Chiesa e ai fedeli continuarono. Il 17 febbraio 1810 Napoleone proclamò il diritto imperiale su Roma, dividendo il territorio in due dipartimenti: Tevere e Trasimeno, con l’intenzione di insediare un principe consanguineo o un dignitario della sua corte e ricevere una nuova consacrazione in San Pietro.

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