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Quando i giovani cattolici cambiano la storia, la politica e l’economia…

Mag 31, 2021

Di Giacomo Manzo

Correva il 1° maggio 2019 quando Papa Francesco lanciò il suo appello ai giovani economisti, imprenditori e imprenditrici di tutto il mondo per quella sua iniziativa, “da lui tanto desiderata”, di un evento che segnasse l’incontro e l’avvio di un processo per «ri-animare l’economia!».
Il suo invito ai giovani assomigliava tantissimo a quella nozione di “grido del sangue” delineata alla fine del secolo scorso dai missionari del Preziosissimo Sangue americani Robert J. Schreiter e Barry Fischer, partendo dalle parole dell’enciclica di Papa Giovanni Paolo II Evangelium vitae (1995) sulla voce del sangue innocente che da Abele ad oggi continua a chiedere la nostra risposta.
Così Papa Francesco scriveva: «Carissimi giovani, io so che voi siete capaci di ascoltare col cuore le grida sempre più angoscianti della terra e dei suoi poveri in cerca di aiuto e di responsabilità, cioè di qualcuno che “risponda” e non si volga dall’altra parte. Se ascoltate il vostro cuore, vi sentirete portatori di una cultura coraggiosa e non avrete paura di rischiare e di impegnarvi nella costruzione di una nuova società. Gesù risorto è la nostra forza!». Quest’evento doveva servire come inizio di un processo volto a cambiare il modo di pensare la nostra società e la nostra economia e così coinvolgere le università, le imprese, le organizzazioni libere, al fine appunto di sostituire la “cultura dello scarto” con la “cultura della cura”, per favorire e stimolare quello «sviluppo umano integrale così ben elaborato dalla dottrina sociale della Chiesa». Si poteva obiettare al Papa la non chiara concretezza di questo discorso iniziale, non comprendendosi bene dove volesse andare a parare la sua visione. Così ecco che nel suo videomessaggio al primo evento internazionale è andato ancora più a fondo: «molti di voi avranno la possibilità di agire e di incidere su decisioni macroeconomiche, dove si gioca il destino di molte nazioni. Anche questi scenari hanno bisogno di persone preparate, “prudenti come i serpenti e semplici come le colombe” (Mt 10,16) […]. I sistemi creditizi da soli sono una strada per la povertà e la dipendenza. Questa legittima protesta chiede di suscitare e accompagnare un modello di solidarietà internazionale che riconosca e rispetti l’interdipendenza tra le nazioni e favorisca i meccanismi di controllo capaci di evitare ogni tipo di sottomissione…».
Il suo appello si concludeva con queste parole: «Niente scorciatoie, lievito, sporcarsi le mani» e il suo ritornello è stato: «Abbiamo bisogno di un cambiamento, vogliamo un cambiamento, cerchiamo un cambiamento.». Come Primavera Missionaria e Unione Sanguis Christi non possiamo far finta di niente anche perché questo fermento di cui parla il Papa sta crescendo sempre di più nelle nostre realtà, anche perché ce l’abbiamo costitutivo per nascita il rinnovamento della Chiesa e della società, ivi compresa la politica e l’economia. Per questo in questa rivista troverete il contributo di giovani uomini e donne, economisti, imprenditori, professionisti che stanno accogliendo questo messaggio e costruendo circoli e villaggi di cultura, studi, idee e proposte.
I cattolici non se ne sono mai stati in poltrona di fronte alle crisi del mondo.
Nella storia è sempre stato così. Mi piace ricordare il giovane sacerdote don Luigi Sturzo, il fondatore del Partito popolare e, per certi versi, l’iniziatore dei movimenti cristiano-sociali del Novecento. A 24 anni, già sacerdote, andando a benedire le case nella Roma popolare e operaia rimase impressionato tanto che − scrisse – «per più giorni mi sentii ammalato e incapace di prendere cibo». Fu l’inizio di una vocazione instancabile a difesa degli ultimi partendo dalla società e dall’economia per arrivare alla politica. Papa Leone XIII aveva lanciato il suo appello nel 1891 con la sua enciclica Rerum Novarum affinché i cattolici affrontassero la questione della miseria operaia e contadina e lui già nel 1897 a Caltagirone fondò la Cassa Rurale San Giacomo per aiutare i più poveri e vincere ogni usura e sfruttamento. Il suo discorso rimane memorabile per chi è appassionato di dottrina sociale della Chiesa. Lo riporto in alcuni stralci.
«Né vi dovete meravigliare che un sacerdote, lasciando per poco le alte ragioni della teologia, scenda a discorrere di economia politica e di società commerciali. È finito il tempo in cui stavamo rincattucciati in sagrestia; ma oggi stretta la mano al laico, siamo venuti in aiuto, per portare Gesù Cristo tra il vecchio egoismo dei liberali, che vanno scemando, e il nuovo ardire dei socialisti, che montano. […] Contro le teorie degli uni, uniamo i cattolici intimiditi in franche associazioni; contro le teorie degli altri, cerchiamo nelle nuove istituzioni i mezzi per sostenere la turba che grida: pane e lavoro!
Quindi il prete, la cui alta missione è quella di chiamare tutti a Dio, nulla perdendo col farsi aiutare dai laici, tutto acquista col divenire padre dei poveri: e laddove i liberali mettono ardimentosi le mani nelle banche […], il prete invece promuove le Casse […]; e quando i socialisti, anelanti al potere, mutano la zappa in ferro, per ferire e distruggere, il sacerdote muta il danaro in zappa, per far fertili i campi e salvare. Ecco dunque, o Signori, presentarvi stasera la Cassa Rurale di prestiti S. Giacomo, come un piccolo, ma forte sasso dell’edificio che i cattolici vanno man mano innalzando, contro il liberalismo che domina e il socialismo che minaccia» (L. Giuliani, Don Luigi Sturzo, Cinisello Balsamo 2001, 17).

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