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Raggi di Sangue

Di Nicola Antonio Perone
«Il mese del Sangue Prezioso deve predicarsi giornalmente nelle nostre chiese e non ci facciamo illudere da mendicati pretesti. Se sfuggiremo un altro castigo di Dio, che ci è vicino, non lo sarà che per il Sangue dell’Agnello divino. Oltre a che, chi ci consolerà nel punto della nostra morte? Il Sangue di Gesù. Ma come ci sarà di conforto in quell’ora, se saremo stati languidi e freddi per questo immacolato Sangue, se avrem cessato dal propagarne le glorie? Non aggiungo di più. Gesù sia l’amor nostro, Maria Santissima la nostra amabilissima Madre e san Francesco Saverio il nostro Avvocato. Amen»
(G. Merlini, Lettere circolari, n. 6, 31)
Vivere la spiritualità del Preziosissimo Sangue
Alla conclusione del mese di luglio, tradizionalmente dedicato alla contemplazione del dono d’amore effuso nel Sangue di Gesù, Giovanni Merlini, in una lettera indirizzata ai Missionari nel novembre del 1852, ci pone dinanzi a degli interrogativi un po’ scomodi, soprattutto per chi ha scelto di vivere la propria quotidianità tingendola spiritualmente con il mistero del Preziosissimo Sangue.
Come abbiamo vissuto le settimane appena trascorse? Attraversare trentuno giorni dedicati al Sangue Prezioso ha segnato la nostra vita in modo inedito oppure è stato solo il susseguirsi di distratte devozioni? È trascorso un mese di luglio come tutti gli altri oppure abbiamo colto una novità nell’entrare in questo mistero di carità?
La risposta non è scontata, e il Merlini rivolge questi interrogativi innanzitutto agli stessi Missionari del Preziosissimo Sangue, a coloro che non dovrebbero ricordarsi del proprio titolo solo in alcuni giorni dell’anno ma sarebbero tenuti a contemplarne assiduamente il mistero.
In gioco non c’è solo l’aver adempiuto a determinate pratiche devozionali, ma il beato pone in evidenza, senza mezzi termini, cosa cambia nella vita di un cristiano qualora decida di accogliere sul serio questa spiritualità.
Il Sangue del Redentore come segno di appartenenza
Raccogliere nel nostro cuore, come fosse un calice, il Sangue del Redentore ci permette di sfuggire al castigo divino perché ci rende suoi, e questo Sangue, come quello dell’agnello pasquale che segnava le porte degli ebrei nella notte dell’Esodo, è il segno evidente della nostra appartenenza al Signore.
Propagare le glorie del Sangue di Gesù
Il Merlini afferma, quindi, utilizzando un linguaggio a noi forse lontano, che vivere la spiritualità del Sangue di Gesù si concretizza nel propagarne le glorie. Ma cosa vuol dire? Dobbiamo forse porci agli angoli delle strade predicando le sette effusioni oppure sgranando la coroncina?
Scrive in realtà sant’Ireneo in Contro le eresie che «la gloria di Dio è l’uomo vivente». Dunque propagare le glorie del Sangue di Gesù non è altro che “vivere”, e farlo con la certezza che questo Sangue ci ha resi figli di Dio, consanguinei del Signore, e che nulla può strapparci tale appartenenza, né la tribolazione, né la spada, né il dolore.
Una vita trasformata dal mistero del Sangue
Entrare nella quotidianità con una tale consapevolezza inevitabilmente orienta in modo diverso le nostre scelte, lo stare in mezzo agli altri, il prendere decisioni anche importanti, e chi ci sta intorno non può che notare quanto il nostro cuore sia abitato da qualcosa che va oltre l’apparenza, da una speranza donataci in virtù di un Sangue che grida l’amore di Dio molto più di quello di Abele.
Non serve allora aggiungere altro, anche il Merlini non fa che rimettere tutti i suoi confratelli sotto la protezione di Maria e del Saverio, affinché la loro intercessione possa accendere nei cuori dei Missionari e di tutti coloro che abbracciano questa spiritualità la fiamma di quella carità alimentata dal Sangue di Gesù e che diviene lampada credibile per tutti coloro che ne scorgono la luce.
Conclusione: riflessi del cuore di Dio
In questi mesi di sole e riposo, possa il Signore concederci la grazia di non rilassarci adagiandoci sull’adempimento di qualche devozione. Ci renda piuttosto per gli altri riflessi dell’unico Sole che non conosce tramonto, e cioè riflessi del cuore di Dio, di quella stella che brucia d’amore per illuminare il nostro cammino, e così, mediante il suo Sangue, come il sole ci tocca con i suoi raggi, raggiunge i cuori di ciascuno di noi.
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