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Rassegnazione, da cui la fiducia in Dio

di Francesco Cardarelli

Padre mio, appena ho letto la sua ultima lettera mi si è affollata la mente di tante cose: che io mi fossi ingannata, che io abbia ingannato lei e tutti; correvo al Crocifisso senza poter trattenere le lacrime e mi sentivo confortare lo spirito a tratti, ma non potevo persuadermi del contrario, solo rassegnarmi…Sarà vero che fra me e la Direzione voluta da Dio si mette un muro di divisione? Quanto mi fa male dire che fra me e il Crocifisso Gesù ci sia questa dolorosa divisione; io sono contenta di morire mille e mille volte, piuttosto che essere divisa da Gesù Crocifisso e non voglio che fra me e Lui ci sia nessuna cosa di mezzo! Mai sarò contenta se il mio cuore non è tutto di Gesù, ma grande è il mio timore, che appena mi ricordo di tutto ciò che ho da fare io resti stordita. Mi si affollano pensieri da tutte le parti…              

(Maria De Mattias, Lettere vol. II, n. 426, pp. 233-234) 

 

Mia carissima figlia, i travagli interni ed esterni sono una siepe all’anima come ad una vigna; le trafile sono dure ma necessarie. Considerale così per prenderle in pace e con umiltà: rassegnazione, da cui la fiducia in Dio. Fai in modo che non ritardino le opere della vocazione, ma ti siano come di un buon Ombrello quando piove, o cuoce il sole. Pensa a quanto è buono Dio, che col farci aver paura ci fa stare più guardinghi e ci attira di più a sé. Un giorno comprenderemo l’ordine che Dio ha tenuto per condurci alla salvezza, e non ci sazieremo di ringraziarlo!  

(Giovanni Merlini, Lettere a Maria De Mattias, vol. I, n. 42, p. 106) 

 

Le accorate parole con cui Maria si rivolge al suo padre spirituale mettono in luce una situazione che si insinua frequentemente nella vita dello spirito, la confusione: tante cose da fare, impegni a cui rispondere, tensioni che si espandono nell’animo a macchia d’olio e risucchiano energie fisiche, mentali e spirituali. Questo stato di cose crea il terreno fertile perché si infiltri una grande menzogna nel nostro intimo: la distanza con Dio. Mettersi in preghiera diventa sempre di più una fatica, quando ci si ferma tutta la valanga dei pensieri e delle preoccupazioni ci assale e si mette fra noi e Dio; ci sentiamo in difetto ed andiamo letteralmente in tilt fino al punto di rassegnarci a noi stessi. Giovanni Merlini, con concisione, annienta queste distanze, invitando Maria a comprendere come l’impegno attivo di vita debba essere “una siepe all’anima”, costantemente potata dalle cesoie della coerenza, dell’umiltà e della carità. Rispondere coi sentimenti di Cristo a tutte le incombenze che la vita ci presenta è la chiave per vivere uniti a Lui ed il limite della rassegnazione a noi stessi diventa l’occasione della fiducia in Dio per poter dire con Paolo: “Tutto posso in Colui che mi dà la forza!” (Fil 4,13). 

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