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Robert Hugh Benson

Di Paolo Gulisano

Il 18 novembre di 150 anni fa veniva alla luce Robert Hugh Benson, figlio dell’arcivescovo di Canterbury, massima autorità della Chiesa anglicana. Dopo essersi laureato a Cambridge, si avviò anche lui alla carriera ecclesiastica.
Tuttavia, le sue perplessità spirituali sull’autorità della Chiesa anglicana, alimentate dalla lettura di John Henry Newman e delle opere di papa Leone XIII, lo condussero ad un cammino di conversione sofferto, soprattutto per le reazioni del suo ambiente familiare. Accolto nella Chiesa cattolica, venne ordinato sacerdote nel 1904 a Roma. Fece poi ritorno in Inghilterra, dove iniziò il suo ministero di sacerdote, una intensa attività di predicazione, da un capo all’altro della Gran Bretagna, alternata al lavoro missionario ed alla direzione spirituale, non rinunciando tuttavia ad esprimere in molteplici attività culturali la sua vivacità intellettuale, diventando non solo un interessante autore di saggi spirituali, ma soprattutto un romanziere appassionante.
Benson, che era stato anglicano, decise di trarre dall’oblio tutta la drammatica, commovente storia dei cattolici inglesi dopo Tommaso Moro che era stata accuratamente rimossa − con una cura degna della distopia di Orwell − da parte dell’establishment britannico.
Benson fece accuratamente i conti con la storia del suo Paese, attinse alle fonti dimenticate o censurate, e produsse in pochi anni un numero impressionante di romanzi collocati quasi tutti nel terribile periodo elisabettiano. Tra questi, il commovente Con quale autorità?
Ma l’opera più importante e più celebre di Robert Benson è senza dubbio il romanzo utopico pubblicato nel 1907 Il padrone del mondo, nel quale il sacerdote scrittore immagina un futuro dominato da un pensiero unico, da una dittatura che si spaccia per umanitaria:
uno scenario che anticipò quelli descritti da George Orwell e Aldous Huxley nelle loro opere.
Prima di loro Benson portò la propria attenzione, la propria analisi, la propria denuncia, non esclusivamente sugli esiti possibili della scienza, bensì anche sugli esiti possibili della società. Il padrone del mondo vede l’autore immaginare un mondo a venire, in uno scenario collocato agli
inizi del XXI secolo. Benson aveva approfondito la storia del suo Paese, le vicende drammatiche del periodo elisabettiano.
Aveva memoria storica. Conosceva bene anche gli aspetti problematici della sua contemporaneità − le tensioni internazionali tra le grandi potenze, il nascere del socialismo − che erano oggetto della sua attenzione anche per i riflessi che avevano nella sua attività pastorale. I pericoli più gravi però li sentiva nel futuro, in ciò che temeva avrebbe potuto accadere di lì a un secolo. E il maggiore timore era la nascita di un unico potere mondiale. Si trattava di un’ipotesi piuttosto singolare: l’Ottocento, infatti, era stato il secolo dei nazionalismi, dei particolarismi l’un contro l’altro armati. Benson va ad immaginare ad un mondo futuro dove invece c’è un unico potere mondiale, un pensiero unico che si accanisce pesantemente, seppur in maniera molto subdola, contro il Cristianesimo. In particolare contro la Chiesa Cattolica. Quest’ultima sembra essere rimasta l’unico vero nemico: le ideologie contrapposte sono arrivate a una sorta di sintesi nel nome dell’umanitarismo, si è realizzato questo pensiero unico in cui si sono superati i conflitti fra le opposte ideologie liberale e socialista, e questo modello di grande governo umanitario mondiale impone a tutti un’unica visione delle cose e della vita.
Chi non è riducibile a questo progetto è appunto il Cristianesimo, o meglio la Chiesa, che finisce perseguitata, ridotta a un piccolissimo gregge, dal momento che in molti cominciano a voltare le spalle alla Verità, attratti dalle lusinghe di Giuliano Felsenburgh, il leader mondiale dalla grande attrattiva personale, un leader “carismatico” che comunica sicurezza. L’astuzia di Felsenburgh nei confronti della Chiesa consiste nel non fare più, come in passato, una guerra aperta alla Chiesa, ma nell’acquisirla, per così dire, al progetto di un pensiero unico.
Egli sembra essere colui che tutta l’umanità aspettava, in grado di convogliare verso la pace e il benessere, e poi, invece, si rivela apertamente come l’Anticristo.
Robert Hugh Benson nel suo scenario del mondo futuro che sarebbe venuto secondo i suoi timori, e che non avrebbe mai visto perché morì improvvisamente nel 1914, prefigurava questo potere unico mondiale come un governo di chiara ispirazione massonica. Di conseguenza il libro gli costò qualche guaio: venne boicottato in Inghilterra e non tradotto all’estero. Chi si sentiva colpito da questa accusa, molto precisa pur se collocata in un mondo immaginario, si era accorto con molta chiarezza di essere stato chiamato in causa. La visione di Benson poteva sembrare pessimistica e assolutamente infondata; in realtà, ciò che distingue le grandi opere d’immaginazione, le vere utopie dalla banale fantascienza è proprio il fatto che riescono a individuare scenari assolutamente impensabili. Benson, in fondo, aveva immaginato e descritto lo scenario attuale del Grande Reset, di un pensiero unico dove non si lascia spazio né parola o significatività a chi non si adegua a questo pensiero, a questo dettame apparentemente buono, umanitario e tollerante, in realtà profondamente intollerante, un mondo dove la Chiesa Cattolica viene a collassare, lasciando solo un piccolo gregge di fedeli che non intendono venire a compromessi col mondo, un mondo che ha rifiutato conoscenza, bellezza e verità, e soprattutto ha rifiutato Dio, affrontando di conseguenza la persecuzione. Uno scenario drammaticamente attuale.

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