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Robert Louis Stevenson

Di Paolo Gulisano

L’inventore del Romanzo D’avventura

Robert Louis Stevenson è uno degli autori più celebri usciti da quel particolare crogiolo artistico che fu l’800, ma allo stesso tempo è un autore senza tempo, che continua ad affascinare nuove generazioni di lettori. Chi non ha letto L’Isola del Tesoro da ragazzo? E vi ricordate La Freccia Nera, ambientato nell’Inghilterra della Guerra delle Due Rose? E qualcuno ricorderà anche un romanzo cupo e inquietante che è forse il capolavoro di questo scrittore scozzese, nato a Edimburgo e morto a soli 44 anni nelle lontane Isole dell’Oceania. In un suo saggio su Stevenson, di cui fu uno dei più acuti esegeti, Gilbert Keith Chesterton scriveva che nello scenario culturale contemporaneo (si era agli albori del ’900) si sentiva la mancanza di una Letteratura della gioia. Ovvero una letteratura che trasmettesse non solo le  angosce esistenziali dell’uomo moderno, le sue domande a volte disperate di significato, ma anche le risposte, ovvero quella positività che è dentro l’esperienza umana che può aiutare ad essere felici. Una letteratura che esprima gioia, a costo di rischiare di sembrare infantile, dato che la gioia è da molti vista come un sentimento puerile.
Stevenson emerge come un testimone inconsapevole di verità, “un pagano altamente onorevole, responsabile e valoroso, in un mondo traboccante di pagani che erano per la maggior parte molto meno cavalieri e onorevoli” − disse ancora Chesterton, che lo considera alla stregua di un teologo cristiano che restituisce nei suoi personaggi votati all’avventura l’inquietudine della Caduta e la moralità della ricerca di senso in un mondo che attende di essere esplorato. L’intera sua opera appare a Chesterton una difesa della possibilità di essere felici, e una risposta alla domanda di felicità dell’uomo, che può essere assolta solo ritornando piccoli e capaci di stupore.
Il brusco ritorno alla semplicità dell’infanzia, come espressione del profondo desiderio di raggiungere la felicità, è un fatto ricorrente in tutta la storia umana.
E in questo sta, per Chesterton, “l’importanza del posto che Stevenson occupa nella storia letteraria”.
Stevenson era stato un bambino molto malato, ma che non aveva perso la gioia di vivere. I ricordi felici dell’infanzia si coniugarono nel corso degli anni con una profonda consapevolezza del mistero del Male, che agisce dentro di noi. In Stevenson questa consapevolezza è acutissima, come dimostrato dalla sua indagine nelle tenebre di Jekyll. Il male non è un puro difetto di conoscenza, come avevano sostenuto gli illuministi; non è risolto tutto nelle iniquità sociali come asserito da Marx. Le intenzioni cattive, dice il Vangelo, nascono dal cuore degli uomini. Nella sua natura decaduta. Così come è evidente nella storia che queste intenzioni vengono alimentate dalle potenze maligne che agiscono nel mondo e si accaniscono contro l’umanità per impedire la salvezza. E per accogliere la salvezza occorre accogliere la verità, la verità sulla vita e sulla morte, sul senso dell’esistenza e sulla sua insignificanza, sulla felicità e sul dolore, sulla possibilità di speranza e sulla disperazione, sulla nostra origine e sul nostro destino ultimo. Questa consapevolezza non diventò mai in Stevenson pessimismo o disperazione: fu per lui una sfida che affrontò con il coraggio di un cavaliere. Da qui nacque un capolavoro come Dottor Jekyll e Mister Hyde, che è una profonda meditazione sul mistero del male. Una profonda riflessione morale. La moralità come compito divenne in Stevenson la preoccupazione di lavorare per arginare il disfacimento di una cultura. Stevenson fu scrittore originale e potente, che spiccò in tutte le espressioni di scrittura in cui si cimentò, dai saggi, in particolare quelli dove trattava dei suoi viaggi.
Possedeva uno spirito pronto a stupirsi, una fiducia disposta, uno spirito di prontezza per cominciare sempre nuove imprese, e la capacità di trovare ed
esaltare il buono, perché la creazione, il mondo, sono opera di Dio, e opera buona. Il male, la corruzione, sono successive, ma tutto quanto è stato fatto da Dio è stato fatto come cosa bella, buona e giusta. Questa evidenza è in grado di smontare ogni ipotesi manicheistica, e liberare dall’ossessione del male che Stevenson aveva percepito come un limite della sua chiesa calvinista, e per questo se ne era allontanato.
Un’ossessione presente poi anche nella cultura secolarista, un male dal quale nessuno ci può liberare, e che consegna l’uomo ai deliri utopistici del trans umanesimo.
I valori in cui credeva si ritrovano in tutte le avventure narrate da Stevenson, da La Freccia Nera ai romanzi di ispirazione scozzese, la terra dell’autore, come Il ragazzo rapito, Catriona, Il Signore di Ballantrae. Storie che affondano le loro radici nelle Ballate tramandate di generazione in generazione, ma anche nella storia britannica realmente accaduta: la Guerra delle Due Rose, le rivolte di una orgogliosa Scozia per mantenere o recuperare la propria libertà. Storie di eroi e di traditori, di amore e di onore, storie di avventure che diventano dei veri capolavori allegorici. È il caso proprio dell’Isola del Tesoro, ma anche di un’altra opera, scritta poco prima che l’autore, gravemente malato, lasciasse la Gran Bretagna, per cercare climi migliori nei Mari del Sud, dove si spense a soli 44 anni. Un’opera che sposta le battaglie e lo scontro all’interno dell’anima stessa dell’uomo: Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mister Hyde. Un viaggio inquietante negli abissi della mente e del cuore umano, là dove si può incontrare il proprio doppio, e lottare con esso. E lì può verificarsi la fine dell’avventura.
Stevenson dunque come espressione di una Letteratura della gioia, ma anche come esploratore dello spirito. Narratore brillante e suggestivo, in grado di far sognare il lettore come pochi altri autori.
Durante il tempo che trascorse a Samoa, dove si era stabilito per cercare un clima più mite e adatto alla sua salute compromessa, i nativi che lo ascoltavano narrare i suoi racconti, lo soprannominarono Tusitala, “il narratore di belle storie”. Storie belle di cui anche oggi si sente il bisogno. Riscoprire Stevenson significa riempirsi di stupore.

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