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Sanificazione interiore

Di Nicola Antonio Perone

Sanificazione interiore

«Santa Teresa ricordava alle sue religiose: “Servitevi del Confessore come si fa della scopa. Serve per pulire e fatto questo si mette da parte”. Chi non fa così, non è buona per l’istituto. […] Le viene poi il desiderio di morire?
Sant’Ignazio diceva che se gli si fosse dato di vivere per far del bene alle anime ma col dubbio di perdersi, o di morire con sicurezza di salvarsi, sceglierebbe la prima parte. Io dunque mi fido di Dio.» (Cfr. G. Merlini, Lettere a Maria de Mattias, Volume II, 561).

L a Quaresima è l’occasione privilegiata per ritornare a Dio con tutto il cuore.
Le letture della celebrazione delle Ceneri ci ricordano che oggi è il momento della salvezza, questa è l’opportunità favorevole offertaci per non indurire il nostro cuore, aprendoci all’ascolto e al perdono del Signore. Come sappiamo il sacramento che per eccellenza rivela la misericordia del Padre è la riconciliazione, alla quale è bene riaccostarsi soprattutto nel periodo quaresimale. Proprio attraverso la confessione il nostro oggi può divenire un oggi di salvezza!
In questa lettera don Giovanni Merlini, consigliando Maria De Mattias proprio a proposito della confessione, riporta gli insegnamenti di due grandi santi, Teresa d’Avila e Ignazio di Loyola. Inoltre lo scorso 12 marzo è ricorso il quattrocentesimo anniversario della canonizzazione di entrambi, insieme a Filippo Neri, Isidoro e Francesco Saverio, patrono della Congregazione, tanto amato da San Gaspare e dai suoi Missionari. Queste figure dunque, seppur di un’epoca lontana, continuano a parlarci ancora oggi, anche attraverso le parole di don Giovanni.
Il Merlini però cita due loro consigli alquanto strani. Egli infatti invita ad imitare Teresa, e cioè a considerare il confessore come una scopa, mettendolo da parte una volta spazzati via i propri peccati. Ma cosa significano queste parole? Potrebbero indurci a pensare che don Giovanni consideri il confessore come una macchinetta per distribuire assoluzioni, che diviene inutile una volta erogato il perdono. Invece qui, utilizzando un linguaggio un po’ arcaico, si sottolinea proprio la grande libertà che il Signore ci lascia nel cercare la riconciliazione con Lui e nel progredire sulla via della santità.
Questa lettera infatti risponde alla de Mattias, la quale si sente legata al suo confessore dal dovere. Non riesce a confessarsi con libertà, è spesso spinta non dal desiderio di chiedere perdono per riconciliarsi con Dio, ma da un eccessivo senso del dovere, e questo ha conseguenze anche dopo la confessione.
Infatti si rischia di impegnarsi nell’evitare il peccato in modo sbagliato, non fuggendolo per amore del Signore con riconoscenza per il suo perdono, ma
mossi soltanto da un eccessivo amore per sé stessi, e dunque inorgogliti e perfezionisti. Il confessore invece va usato proprio come una scopa, interpellandolo quando c’è bisogno di pulire la stanza interiore del nostro cuore perché ingrigita dalla polvere del peccato. Ma una volta terminate le pulizie va “messo da parte” perché entri in gioco la nostra piena libertà. Solo un cuore libero da dipendenze, sensi di colpa e doverismo può custodire il dono ricevuto nella confessione, accogliendo ogni giorno la salvezza del Signore riconfermata con l’assoluzione.
Per questo Sant’Ignazio ci mostra una libertà così grande da disinteressarsi totalmente di sé pur di ottenere la salvezza degli altri, preferendo il bene delle anime alla piena certezza nella propria salvezza eterna. Possano dunque questi esempi luminosi, che hanno attraversato i secoli testimoniando al mondo la propria esperienza di salvezza, aiutarci nel riaccostarci con un cuore più libero e consapevole al sacramento della riconciliazione, sciolti dai doveri e liberi nel cercare, nell’accogliere e nel custodire il perdono del Signore.

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