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Sei un dono, ti voglio bene

di Enzo Napoli

«Sei un dono, ti voglio bene!». Con queste parole mi salutava fratel Biagio il 31 dicembre 2022, quando saputo del suo peggioramento sono andato a trovarlo all’infermeria della Missione di Via Decollati, circondato delle persone a cui stava più a cuore. Dopo qualche giorno, l’11 gennaio 2023, fratel Biagio partiva per un nuovo viaggio, questa volta per raggiungere la Casa del Padre Celeste, il Regno dei Cieli. Lui è stato e continua ad essere tra i più preziosi doni che il Padre ha voluto fare alla mia vita. Sin da bambino sentivo parlare di lui come di un san Francesco dei nostri giorni, a motivo della sua scelta radicale di lasciare tutti i suoi averi per vivere da povero con i poveri e per i poveri. Grazie all’amicizia con Vito Petta, un amico della Missione che gestiva il bar a due passi da casa mia e che mi aggiornava sempre sull’operato di fratel Biagio, ho potuto gioire della crescita che la Missione stava vivendo passo dopo passo. Quando poi, finalmente lo conobbi grazie agli scout, ero un lupetto che sentiva parlare un uomo pieno di vita e felicità, vestito solo di un saio verde, sandali, con un bastone e un cane di nome Libertà. Nel corso della mia adolescenza ci sono state tante occasioni in cui mi sono ritrovato a sentire la sua testimonianza, in Missione per prestare servizio, come anche al mio paese, quando si trovava di passaggio per sensibilizzare la gente nel pensare ai poveri. Nei nostri incontri ci parlava sempre di Gesù, di come solo lui gli avesse riempito il cuore di senso e di felicità in un momento in cui nulla dava sapore alla sua vita. Tutte le volte che ascoltavo la sua storia di conversione, al vedere i suoi occhi, color del cielo, brillare innamorati di Gesù e consapevole della sua presenza nascosta nei fratelli più poveri, mi provocava un terremoto spirituale. Una di queste volte avvenne mentre ero fidanzato ed entrai in una vera e propria crisi. Terminato il liceo, ricordo quando prima di partire per entrare in seminario al Collegio Greco di Roma, nel settembre 2009, passai a salutarlo e a chiedergli di pregare per me. Dopo un breve e piacevole colloquio gli chiesi se mi potesse scrivere una dedica sulla Bibbia per sentirmi accompagnato da lui e per questo ricevetti un rimprovero che non scorderò finché campo! Poi mi invitò a pregare insieme il Padre nostro davanti alla croce della Missione e infine mi affidò alla Vergine Maria. Nel 2014 tornai a trovarlo in Missione, questa volta per intervistarlo in merito a una domanda su cui dovevo presentare un lavoro per la facoltà di teologia: «Chi è per te Gesù?». Lui mi rispose dicendo: «È tutto! è tutto! Gesù è la nostra speranza e quello che ha dato a me è grande, io devo tantissimo a lui. Lui è la mia forza, il mio conforto. È la mia speranza, la nostra speranza. Io l’ho scoperto tardi, ma da adesso, da quando vivo con Lui, accanto a Lui e per Lui, mi dà la forza per affrontare un cammino, una missione, un impegno che non è facile. Delle volte mi scoraggio, ma lui mi rialza e ogni volta mi è vicino. Lui mi è stato sempre vicino. Non ci allontaniamo da lui. Può accadere un momento di sconforto ma Lui è la nostra speranza, Lui è la nostra forza».
Nel 2018 diventato missionario e diacono, durante le vacanze natalizie in Sicilia, tornai a Palermo, partecipai alla santa messa con don Pino Vitrano nella cappellina di Via Archirafi e lì scrissi la lettera in cui chiedevo al direttore provinciale e al suo consiglio di diventare presbitero. Una volta scritta, andai a salutare fratel Biagio e gli comunicai che da anni avevo sentito la chiamata ad essere ordinato presbitero lì in Missione, nella Casa di Preghiera per tutti i Popoli (la chiesa consacrata solo un anno prima dall’arcivescovo Corrado Lorefice). I suoi occhi si riempirono di gioia e mi abbracciò dalla contentezza. La sera dell’ordinazione era di ritorno da uno dei suoi lunghi viaggi missionari e al termine della celebrazione volle essere benedetto. Per me è stato uno dei momenti più forti perché sapevo di benedire un uomo di Dio in cui riconoscevo tratti del suo immenso amore, tenero e misericordioso. Gli baciai il capo, e mentre gli imponevo le mani mi inginocchiai davanti a lui e lo benedissi chiedendo anche a lui di pregare per me. Poi ci abbracciammo forte e mi regalò un’immagine di Gesù che lui era solito regalare, con dietro una preghiera in cui nei momenti di preoccupazione invita a mettere tutto nelle sue mani e dire: «Gesù confido in te!». La sera successiva, durante la mia “prima messa” in occasione della Vigilia di Pentecoste (tra l’altro la Missione festeggia proprio in questa stessa vigilia la sua fondazione) lo vidi comportarsi in maniera bizzarra durante la celebrazione. Era più “pazzerello”. Mi ricordava gli jurodivje russi studiati durante il mio anno di Atelier di Teologia al Centro Aletti, conosciuti con il nome di “folli per Cristo” o “stolti in Cristo”. A san Francesco ora somigliava pure nel suo lato “folle”. Non a caso Francesco veniva chiamato “giullare di Dio” e io ribadisco che in fratel Biagio rivedo molto di san Francesco. Partecipare ai suoi funerali lo reputo una grazia immensa. Quanta gente segnata dal suo amore, dal suo coraggio. Con la sua vita, i suoi insegnamenti coraggiosi, radicali e per questo spesso incompresi, mi ha fatto vedere che vivere il Vangelo è possibile e che la Speranza, se vissuta e amata è capace di trasformare ogni cosa e persona apparentemente perduta in un frammento ritrovato di Paradiso. Grazie fratel Biagio!

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