Dal 1953 la voce di San Gaspare nel mondo
Semi di speranza in terra arida

Don Nicola Antonio Perone
di Nicola Antonio Perone
Un teschio con due ossa incrociate: questo è l’ultimo elemento presente sul fondo del Crocifisso Missionario, spesso meno visibile, quasi nascosto dalla fascia che cinge i fianchi del sacerdote. Eppure tale dettaglio non è irrilevante, ma il suo senso va compreso epurando questa particolare decorazione da interpretazioni superficiali.
Il teschio con le ossa non è un segnale di allerta, di pericolo né tantomeno di morte. Esso invece richiama una leggenda medievale, la quale si ispira ad una tradizione del III secolo, secondo cui il Golgota sarebbe stato il luogo della sepoltura di Adamo. Il progenitore, stando per morire, avrebbe ricevuto dalle mani di san Michele dei semi, e da questi, una volta posti nella sua bocca, avrebbe preso vita l’albero dal quale sarebbe stata ricavata la croce di Cristo.
Il Sangue di Cristo, scaturito dalle piaghe dei piedi, scorrendo sino a terra, avrebbe in tal modo irrigato le ossa inaridite di Adamo, riportando vita laddove il peccato aveva seminato la morte. Così, colui che era morto nutrendosi dall’albero della conoscenza, ora riceve una nuova esistenza abbeverandosi al nuovo albero della vita, e cioè alla croce di Cristo.
Il teschio dunque, seppur segno della fragilità umana segnata dal peccato, è un forte richiamo alla bellezza della redenzione operata dal Sangue di Cristo, il quale supera ogni ostacolo e resistenza, riuscendo a permeare anche attraverso la roccia del peccato per raggiungere ogni uomo e donargli la vita del risorto.
A tal proposito san Gaspare scriveva «moriamo spiritualmente al vecchio Adamo, e viviamo unicamente in Gesù Cristo Crocifisso. Avvezziamoci a reprimerci nelle piccole cose, perché chi disprezza le cose piccole non farà che porsi in pericolo di disprezzare le cose grandi».
Con queste parole il nostro fondatore invita ciascuno di noi a non temere la morte, ma ad attraversarla con la forza del Sangue di Gesù Cristo Crocifisso affinché, così come per il vecchio Adamo, anche noi possiamo essere resi nuove creature, capaci di apprezzare ogni gesto di cura di Dio, attingendo vita dai semi di bene da lui elargiti nelle nostre giornate.
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