Primavera Missionaria News. Dal 1953 la voce di San Gaspare nel mondo

Si nutriva della preghiera, esplodeva nella carità

di Davide Cannamela

La testimonianza di fra Davide Cannamela, che da quattro anni regge la Missione di Speranza e Carità di fratel Biagio Conte

Nello scorrere frenetico della vita è molto conforme al nostro essere persone che, quando qualcuno ci lascia o si allontana dalla nostra esperienza quotidiana, tendenzialmente siamo portati non tanto a dimenticare, ma a sentire sempre meno la mancanza di quella relazione. Per me oggi non è così. Nell’intimità sto sperimentando un continuo crescendo di un’amicizia, di una fratellanza e di una paternità che il mio povero linguaggio fatica a rappresentare. Volendo usare un’analogia direi che fratel Biagio è stato e continua ad essere nella mia vita l’amore di Dio per me!
Attraverso lui mi sono sentito amato di una forma nuova, un amore che ad oggi performa ancora la mia esistenza in un orizzonte di bene, nonostante le tante difficoltà. In quest’Amore performante rileggo sempre più, nei giorni che passano, la sincerità evangelica di fratel Biagio. Questo sentimento che continua a dare senso alle mie giornate è comune a molti altri che lo hanno incontrato, anche per un solo istante, ma è stato per tanti quello decisivo.
Una delle caratteristiche strutturanti la sua persona è stato appunto quella di accogliere tutti e l’andare incontro a tutti. Negli anni trascorsi insieme non ho mai visto andar via qualcuno da lui senza esserne almeno rincuorato. E mai, a qualsiasi ora se ne presentasse l’occasione, ha rifiutato l’ascolto di chi bussava alla porta. Viveva in profonda comunione con Gesù. Tutto il giorno non faceva che parlarmi del Signore e dei suoi amici Santi. Era innamorato follemente di Dio e questo amore lo donava in continuazione e lo dimostrava con una libertà che poteva venire solo dall’alto. Si nutriva profondamente della preghiera ma esplodeva nella carità. Quando sul momento non lo comprendevo, mi rispondeva sempre al plurale: «un giorno capiranno chi è fratel Biagio».
La sua preghiera era continuamente un’intercessione per tutti quelli che si affidavano a lui. Ma nella preghiera faceva spazio al «mondo intero», così culminava dopo lunghissime intenzioni. Con molta gioia ricordo le volte che ho avuto la grazia di pellegrinare insieme con lui. A migliaia di chilometri distanti da casa, dalla Missione, non tralasciava nessuno, tanto che le intenzioni ad ogni decina del rosario duravano altrettanti chilometri. Sentiva e sapeva ormai che la fatica offerta a Dio era guarigione altrui e sostegno sicuro per la Missione e per il mondo. Voleva, con la sua semplicità, trasmettermi tutto quello che sapeva, come amare Dio e il prossimo.
Una volta, in Marocco, incontrammo un uomo senza una gamba, sicuramente perduta durante il lavoro e, con l’unica gamba, saltava da una parte all’altra per sistemare dei grossi tagli di pietra tufaria. In quel momento vidi fratel Biagio entusiasta attraversare la strada per abbracciare quel fratello che non rifiutò quell’atto d’amore incondizionato. Questo era fratel Biagio con tutti ma, soprattutto, con quelli più emarginati. Non sono comunque mancate figure civili e religiose importanti che nell’incontro con Biagio non abbiano fatto una riflessione di vita sincera e molti anche versando qualche lacrima. Ma quello che mi stupiva è che nessuno andava via senza aver pregato insieme.
Oggi lo percepisco molto più che allora. Stanchi e affamati durante quei viaggi eravamo ricolmi di gioia indicibile. Sembrava di volare. E come se non bastasse, quando la sera ci fermavamo per chiedere accoglienza e un semplice pasto, non era soddisfatto se prima non si assicurava che stessi comodo e al caldo. Lui riposava poco. Parte della notte, nonostante la stanchezza, leggeva il vangelo e pregava, poi scriveva il diario. All’alba era un nuovo giorno di digiuno e preghiera fino a sera. L’amore ci riempiva più di qualsiasi altro cibo. Eterna sarà la mia gratitudine a Dio per aver portato fratel Biagio nella mia vita.
Negli ultimi momenti della sua malattia non ho potuto essergli vicino come avrei voluto e dovuto. Mi diceva che dovevo amarlo di più. Oggi rivedo in quelle parole nostro Signore. Oggi sto imparando ad amare di più fratel Biagio e quest’amore mi ha reso prigioniero di questa Missione.

Condividi          

Editoriale

Password

Colloqui con il padre

Altri in evidenza

Altri in evidenza

NSDS Maggio Giugno 2024

Ultimo numero

Nel Segno del Sangue

La nostra voce forte, chiara e decisa sulla società, sul mondo, sull’attualità, sulla cultura e soprattutto sulla nostra missione e vita spirituale come contributo prezioso alla rinascita e allo sviluppo della stessa Chiesa.

Abbonati alle nostre riviste

Compila il modulo on-line con i tuoi dati e riceverai periodicamente il numero della rivista a cui hai deciso di abbonarti.

Le nostre riviste

Primavera Missionaria: il bollettino di S. Gaspare
Nel Segno del Sangue: il magazine di attualità dell’USC
Il Sangue della Redenzione: la prestigiosa rivista scientifica.

Copertina Primavera Misionaria
Copertina Nel Segno del Sangue
Copertina Il Sangue della Redenzione