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Sinodo

Di Terenzio Pastore

Supponiamo di essere nel bel mezzo del gioco in cui c’è da indovinare la parola misteriosa. Chissà quanti, all’indicazione «Non è una parola nuova, ma porta qualcosa di nuovo», risponderebbero: «Sinodo». Potete provarci, ovviamente, in famiglia o con gli amici.
Non è una parola nuova
Decisamente: viene da un vocabolo greco, che unisce la particella “sun” – equivalente di “con” – e la parolina “odos”, che si può tradurre con “via, cammino”: letteralmente, dunque, un cammino insieme.
Nell’antica Grecia questo termine veniva utilizzato per le adunanze, per le assemblee; con lo stesso significato “synodus” è entrato nel vocabolario latino e, quindi, nel mondo romano e nella Chiesa. Uno dei grandi Padri dei primi secoli, Giovanni Crisostomo, diceva che «Chiesa e Sinodo sono sinonimi».
Sin dall’inizio, insomma, la sinodalità è stato considerato un aspetto essenziale, costitutivo, della Chiesa. Se tale aspetto è diventato marginale i motivi, in circa duemila anni di storia, saranno stati molteplici. Per quanto ci riguarda, proviamo a soffermarci sul cammino che ci attende, che l’eliminazione di qualche virus renderebbe più spedito.
Perché dovrebbe portare qualcosa di nuovo?
Il Sinodo voluto da Papa Francesco è iniziato nel mese di ottobre dello scorso anno. L’intenzione, nuova, è di dare voce proprio a tutti. Il punto d’arrivo, che sarà posto attraverso dei documenti di sintesi, non lo possiamo sapere ora. Come potrebbe essere altrimenti se ci si vuol mettere in cammino, lasciandosi condurre dallo Spirito Santo? Se c’è di mezzo lo Spirito Santo il nuovo è assicurato…
Quale atteggiamento dovremmo assumere?
Papa Francesco lo ha indicato, pochi giorni prima del Natale, nell’incontro con il Collegio Cardinalizio e con i membri della Curia Romana: «Se la Chiesa percorre la via della sinodalità, noi per primi dobbiamo convertirci a uno stile diverso di lavoro, di collaborazione, di comunione. E questo è possibile solo attraverso la strada dell’umiltà».
Conversione e umiltà, dunque, da parte di ciascuno, a partire dal Papa e dai Cardinali: occorre guardare in maniera nuova alla Chiesa e, in particolare, a quella porzione di Chiesa in cui si vive.
Conversione e umiltà vanno coniugate con le tre parole chiave del Sinodo:
partecipazione, comunione, missione.
Per ciascuna riprendo ancora delle parti di questo messaggio del Papa.

PARTECIPAZIONE

«Uno stile di corresponsabilità… nella diversità di ruoli e ministeri le responsabilità sono diverse, ma sarebbe importante che ognuno si sentisse partecipe, corresponsabile del lavoro senza vivere la sola esperienza spersonalizzante dell’esecuzione di un programma stabilito da qualcun altro… L’autorità diventa servizio quando condivide, coinvolge e aiuta a crescere».
A diversi livelli, un ruolo di responsabilità non può essere inteso come un ruolo di comando, in cui “si fa come dico io”. D’altra parte, nessuno dovrebbe assumere un ruolo passivo e rassegnato, del tipo “tanto non cambierà mai nulla”, oppure “io non conto niente”. Più volte mi è capitato di dialogare con persone che non tenevano conto del loro essere parte della Chiesa, ma la identificavano con i preti o, più in generale, con la gerarchia ecclesiastica. Defilandosi e deresponsabilizzandosi.
Virus da eliminare: clericalismo.

COMUNIONE

«Non si esprime con maggioranze o minoranze, ma nasce essenzialmente dal rapporto con Cristo». Il Papa si sofferma sulla differenza tra complicità e collaborazione: la prima «crea divisioni, crea fazioni, crea nemici», perché si vogliono raggiungere interessi personali e, talvolta, si ottiene una maggioranza che lo consente; la seconda, invece «ha a cuore il bene dell’altro e, pertanto, di tutto il Popolo di Dio». La collaborazione chiede di mettere insieme le forze per la causa del Regno di Dio, che tutti siamo chiamati a edificare. E, in un contesto che si amplia, certamente ci sono opinioni differenti Papa Francesco aggiunge: «La prospettiva della comunione implica, nello stesso tempo, di riconoscere la diversità che ci abita come dono dello Spirito Santo. Ogni volta che ci allontaniamo da questa strada e viviamo comunione e uniformità come sinonimi, indeboliamo e mettiamo a tacere la forza vivificante dello Spirito Santo in mezzo a noi».
Virus da eliminare: complicità, chiacchiericcio.

MISSIONE

«La persona con cuore missionario sente che suo fratello le manca e, con l’atteggiamento del mendicante, va a incontrarlo.
La missione ci rende vulnerabili, ci aiuta a ricordare la nostra condizione di discepoli e ci permette di riscoprire sempre di nuovo la gioia del Vangelo».
La Chiesa è per sua natura missionaria. L’atteggiamento del mendicante e la vulnerabilità connotano una Chiesa in uscita che, al tempo stesso, è pronta ad accogliere, una Chiesa con le porte aperte, una Chiesa che si mette in dialogo, consapevole di avere tanto da dare, ma anche tanto da ricevere. L’atteggiamento del mendicante e la vulnerabilità sono all’opposto del ritenersi migliori, pensando che la conversione riguarda altri.
Virus da eliminare: autoreferenzialità.
Il Sinodo non può essere un’operazione di maquillage
San Paolo, che di sinodalità se ne intendeva, sapeva bene che conversione e umiltà portano al dono della vita e che cambiare il mondo è possibile, ma a condizione che si inizi da se stessi: «Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (Rm 12,1-2).
Se, come Chiesa, vogliamo essere segno della presenza di Dio nel mondo, non abbiamo alternativa al camminare insieme, sinodalmente, cioè in dialogo, da mendicanti, consapevoli di essere vulnerabili, ma anche redenti dal Sangue di Cristo, chiamati a portare la speranza, la pace e la gioia di Dio.
E a riceverla.

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