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Spigolature da scrittori del novecento: Alda Merini

Mag 17, 2021 | Libri

Di Pierino Montini

2021: 90 anni dalla nascita di A. Merini (1931/2009), poetessa alla quale è stato donato di sperimentare la vita come lotta d’amore. Ha attraversato i drammi della Seconda grande guerra.

Rinchiusa in istituti psichiatrici. Privata delle figlie. Considerata folle, fu ritenuta pericolosa per gli altri. Per questi ed altri motivi, sedimentati nel profondo della sua anima, era una persona bisognosa d’amore anche lei. Uscita dal riformatorio scrisse: «…avevo fame di cose vere, naturali, primordiali; avevo fame d’amore» (SO, 744). Parole che riferisce anche a Gesù: «Mi appesero a una croce… Quello che tutti gli uomini non avevano capito è che io, il Figlio di Dio fatto uomo, il Messia, avevo soltanto sete d’amore» (PC, 170).

Ha scritto. Non per commissione, ma perché ispirata. Ha regalato composizioni, convinta che sarebbero state veri doni per lei, solo dopo averle partecipate agli altri. Forse, le opere testimoniano che la sua vita cela quello che si può intravedere nelle anime che affrontano la lotta interiore riservata ai mistici.

«Ho cercato Dio nella terra / e poi nel vento e nello spazio di Dio / e ho trovato che nulla è peccato / nemmeno la nostra esistenza» (SO, 297).

Tra gli scritti ricordiamo: Il suono dell’ombra. Poesie e prose 1953/2009 (SO); Poema della croce (PC); Corpo d’amore (CA); Mistica d’amore (CV), Reato di vita (RV).

Da esse estrapoliamo frammenti dedicati alla poesia, alla malattia, a Gesù. Meditiamoli alla luce della spiritualità del Sangue di Gesù.

La poesia.

Se si è poeti, «si va vicino a Dio e gli si dice: feconda la mia mente, mettiti nel mio cuore e portami via dagli altri, rapiscimi» (CA, 69).

E «Le più belle poesie / si scrivono sopra le pietre / coi ginocchi piagati / e le menti aguzzate dal mistero. / Le più belle poesie si scrivono / davanti a un altare vuoto, / accerchiati da agenti / della divina follia» (SO, 167).

La malattia.

Il malato è un carcerato del luogo e di chi dovrebbe interessarsi di lui.

Lì, dove è stata, «…ci si scordava della religione e di tutto ciò che concerne l’idea del Signore.

E purtuttavia quella io l’ho chiamata Terra Santa… perché il martirio diventava tanto alto da rasentare l’estasi» (SO, 768). «Mi misero a letto ma nessuno mi carezzò la fronte. Anzi mi legarono mani e piedi e in quel momento, in quel preciso momento, vissi la passione di Cristo» (SO, 741).

Gesù.

Un conto è dire: «Cristo fu un povero, un romantico, ma soprattutto fu Figlio di Dio e in questa sua primogenitura ci volle tutti fratelli» (CA, 28). Un conto è sperimentare: «Dio immacolato e proteso / dentro l’ostia come una mano / pronta a ghermire l’Agnello, / oggi ho toccato il vertice / della tua bellezza, / eri misericordioso» (SO, 292). Una cosa ben diversa è: «…oggi ho sentito la voce di Dio.

Di quel Dio contraddittorio e pesante che fa la gioia dei poveri e la fogna dei potenti» (SO, 840). Nonostante il peccato e la malattia, Dio lascia a tutti un frammento della propria umanità, perché ognuno rimanga se stesso nell’incontrarLo (SO,762).

E allora prega: «…Fa’ che amore / mi riporti al tuo seno, io sono tua / sino da quando mi posasti in seme / dentro grembo di donna, io sono tua / sino da quando in me nacque ragione» (SO, 983). Da adulta, ricorda la madre che, cogliendo un fiore per donarglielo, le diceva: «Bambina mia, questa è l’immagine del Signore, / una fioritura continua / una fioritura primaverile / un mandorlo in fiore» (CA, 24).

Cristo?

«…la manifestazione di Dio fu un vero scandalo. Dio si lasciò travolgere dalla morte. Dio amò la sua morte. Dio si lasciò abbracciare dalla morte, morì sulle sue labbra, urlò sul suo cuore» (CA, 20).

«Egli la divorò a lunghi sorsi, / egli prese le sue labbra, / egli le baciò senza timore, / egli fu il supremo amante / della morte» (MAG, 141).

Tanto che Gesù può dire di Sé: «Ero più solo di un cane, ma i chiodi e il Calvario non potevano di più su di me di quell’amore che mi detestava» (PC, 187) «Voi non capirete mai cosa sia / una follia d’amore» (CV, 295).

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