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Spigolature da scrittori del novecento: Italo Rocco

Di Pierino Montini

Siamo convinti che Italo Rocco resista oltre la cronologia della sua vita: 11 settembre 1912 – 18 dicembre 1999. Non perché antologie o strumenti del genere sono in grado di perpetuarne il ricordo, ma perché ciò che si tramanda e si vive di lui è ancora forte ed attuale.
È stato Presidente diocesano dell’Azione Cattolica al tempo di Carlo Carretto e di don Giovanni Battista Montini (poi papa Paolo VI), dopo essere stato impegnato politicamente da quando Alcide De Gasperi aveva diffuso clandestinamente, prima del 25 luglio 1943, le idee ricostruttive della Democrazia Cristiana. In politica si è ispirato al messaggio inviato da Pio XI al mondo nel Natale del 1942, ponendosi in sintonia con quello che allora Aldo Moro significava con le parole «I partiti devono mettersi al servizio della gente e non asservire la gente». Per questo si dedicò, come in quegli anni Jacques Maritain scriveva in Umanisme intégrel, ad un insegnamento integrale. Intanto, da maestro diventava Dirigente scolastico.
Testimoni viventi raccontano che dopo la seconda guerra mondiale riuniva i bambini in età scolastica in casa, perché la scuola era stata bombardata. Oppure che, anche in età avanzata, dopo aver riempito buste e buste di cibo, andava in canonica a prelevare il parroco per portarlo con sé a soccorrere i più bisognosi. Interrogato sul perché di quel suo comportamento, rispondeva di aver scelto di essere anche lui insegnante ed alunno in tutto quello che riguardava l’Amore: aveva cura di risvegliare le coscienze degli adulti e di educare i bambini ad amare l’Alterità. Lui era solito dire «allenare ad…».
Da insegnante e da preside si distinse per aver fondato nel 1961 uno dei primi giornalini scolastici (La voix de l’Ecole), che durò appena 5 anni. Si trattò di un numero unico annuale. Quei cinque numeri, però, sono da considerarsi come la polla che nel 1965 darà vita a Silarus, rivista bimestrale, giunta ora al LX anno di vita, n. 338. È diffuso in Italia e all’estero. Gioiello culturale dell’area di appartenenza, in dialogo con quell’Alterità tanto amata da Italo Rocco. Orgoglio familiare, soprattutto dei figli Lorenza Rocco, attuale Direttore dopo la dipartita della sorella Maria Paolo Rocco, e Pietro Rocco, Direttore responsabile. Non è un caso se il 18 dicembre 2021 il mondo culturale di Battipaglia e campano si è attivato per la ricorrenza de I primi 60 anni di Silarus nell’anniversario della morte di Italo Rocco, presso l’Istituto Besta-Gloriosi di Battipaglia.
Ma il carisma di Italo Rocco non si esaurisce qui. Nel 1964 pubblicava la prima delle cinque sillogi poetiche che, ad eccezione della sesta, intitolata Quell’uomo, confluirono nel 1972 nella raccolta Il canto dell’umanità (I). Nel 1995 e nel 1999 pubblicò altre due raccolte con lo stesso titolo. Questa trilogia attesta una ricerca poetica ed umana che si spinge oltre le contingenze politiche ed ideologiche di allora ed ancora attuali: la poetica di Italo Rocco è la speranza di un superamento di tutti i muri a partire dal muro di Berlino, costruito dall’agosto del 1961, fino ai vari muri che costellano la storia contemporanea. Le sue composizioni aspirano ad una coralità universale. Papa Giovanni XXIII alla fine del 1959 aveva annunciato la celebrazione del Concilio Vaticano II che, iniziato nell’ottobre del 1962, terminerà l’8 dicembre 1965. In quell’anno ed in quei giorni il poeta pubblicò la quarta silloge intitolata Quartiere di periferia.
Essa contiene la poesia intitolata Il canto dell’umanità. Il suo contenuto è altamente profetico.

IL CANTO DELL’UMANITÀ

E potranno pure parlare lingue diverse
avere facce ed usanze diverse
abitare ad est ad ovest a nord a sud
i popoli
un giorno
si comprenderanno ed ameranno
all’alito dello spirito divino.
La vittoria non sarà di questa o
quell’altra idea
di questo o quel popolo
ma sul bruto
e in tutti gli uomini
gli uomini l’uomo vedranno.
Tra le rovine del tempio
marxista mercantilista razziale
sarà trovato il Cristo
non spaccato né seziato
non predicato ma vissuto
il Cristo
nell’uomo vivente
e peregrinante da duemila anni
sulle quattro strade del crocevia del
mondo
sanguinante il cuore
ed aperte le braccia
per accogliere tutti.
Allora potranno pure parlare lingue
diverse
abitare isole e continenti diversi
al cielo volare e permanere
i popoli si comprenderanno ed
ameranno.
Sviluppati sottosviluppati in via di
sviluppo
tutti
alla comune mensa siederanno
ed il pane e il vino consumati
canteranno:
“Per secoli ci siamo uccisi
odiati da negarci
il pane il vestito il letto e il lavoro
in nome della ragione di stato
della classe e del mercantilismo
il male di bene abbiamo rivestito
ed in sincerità parlare non abbiamo
saputo
con amore pregare.
Ormai abbiamo sperimentato
come l’odio è sterile
il vincitore il vinto pareggia
lo sfruttato lo sfruttatore
l’ingenuo il furbo
gli occhi a mandorla i celesti.
Comune destino il lavoro
e nostro retaggio i mali
incurvarci ancora potranno
ma mano nella mano
per gli uomini venturi opereremo
e ci ameremo
fino al cenno di Dio
per novello cammino”
(I, pp. 140-141).

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