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Svolta

Di Terenzio Pastore

Nella vita di ciascuno di noi ci può essere un momento, un periodo, una circostanza, che determina un cambiamento, a volte temporaneo altre definitivo.
La Risurrezione è la svolta donata a tutti. Una svolta da accogliere. Liberamente.
I discepoli di Emmaus ce ne danno un’immagine inconfondibile (cfr. Lc 24,13-35). «Col volto triste» (v. 17) stanno tornando al loro villaggio: la morte di Gesù ha fatto svanire sogni e speranze.
L’incontro con Lui, Risorto, che prima fa ardere il cuore spiegando le Scritture e poi si rivela nello spezzare il pane, è la svolta. Altro che Emmaus! C’è da fare un’inversione a U! Recarsi subito a Gerusalemme, senza perdere un istante di tempo! Bisogna testimoniare agli altri discepoli, e poi a chiunque, che Gesù è Risorto!
L’evangelista Giovanni riporta che la sera di Pasqua i discepoli erano chiusi in casa «per timore dei Giudei» (Gv 20,19). È un timore figlio dell’abbandono: hanno lasciato solo Gesù. Tranne Giovanni, nessuno di loro ne aveva condiviso fin sul Calvario la sofferenza e la morte. Neppure Pietro: chiamato a diventare pescatore di uomini, aveva ricevuto «le chiavi del regno dei cieli» (Mt 16,19), ma non era riuscito a vincere la tentazione di preservare la propria vita. L’incontro con Gesù Risorto, che offre a tutti la Pace, pienezza dei doni di Dio, trasforma la paura in gioia. Il tradimento ha svelato la loro debolezza ma, ora, con il dono dello Spirito Santo, la missione può iniziare.
Sette giorni dopo anche Tommaso fa l’esperienza dell’incontro con il Risorto. Aveva rifiutato di credere alle parole degli altri discepoli ma, dopo aver toccato le ferite di Gesù, i dubbi che lo attanagliavano spariscono. Con la certezza della vittoria definitiva sul peccato e sulla morte proclama: «Mio Signore e mio Dio!» (Gv 20,28).
La Chiesa, sin dall’inizio, amplifica la missione di Gesù: «Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mt 9,13). Un annunzio che deve raggiungere i più lontani confini della Terra: Gesù può fare breccia in ogni cuore, anche il più indurito. La prima comunità cristiana, pur tra le persecuzioni, ne fa esperienza.
Gli apostoli non hanno più timore di professare la propria fede! Pietro, rivolgendosi a coloro che avevano oltraggiato e condannato Gesù, afferma: «Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni» (At 3,15). Anche per loro, però, è possibile la svolta: «Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati» (At 3,19).
Saulo è descritto negli Atti degli Apostoli come colui che «cercava di distruggere la Chiesa: entrava nelle case, prendeva uomini e donne e li faceva mettere in carcere» (At 8,3). Quando, però, è sulla via di Damasco, per operare «minacce e stragi contro i discepoli del Signore» (At 9,1), c’è la svolta. Le coordinate sono la caduta da cavallo, la momentanea cecità e l’incontro con i discepoli. Il Signore lo ha scelto come “strumento” perché porti il suo nome “dinanzi alle nazioni”.
Saulo, il persecutore, giungerà invece a “soffrire molto” per il suo nome (cfr. At 9,15).
La svolta a cui è chiamato il discepolo di ogni tempo − quindi, ciascuno di noi − è il vivere da risorti, accogliendo l’invito di Gesù: «A tutti, diceva: Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua» (Lc 9,22).
È un cammino esigente, ma reso possibile dall’amore misericordioso di Dio.
Il decidersi per Dio non azzera la possibilità di cadute, non annulla le fragilità, non è un dato acquisito una volta per tutte. Siamo “Misericordiati in cammino”.
È questo il sottotitolo del libro che ho iniziato a scrivere circa due anni orsono, per fare memoria grata dell’agire di Dio, in vista del venticinquesimo anniversario di sacerdozio. Guardando al mio percorso di vita e agli innumerevoli incontri che lo hanno impreziosito non posso non usare questa definizione.
Non si può perseverare nell’essere discepoli senza la misericordia di Dio. Questa consapevolezza ci rende compagni di cordata, sostegno reciproco, fratelli e sorelle capaci di condividere la gioia ma anche pronti a tendere la mano a chi è in difficoltà. C’è sinodalità nel nostro DNA.
Il testo è un invito a ogni lettore ad approfondire la fede e a raccontarla: in famiglia, con gli amici, all’interno della comunità cristiana, nel gruppo di cui si fa parte, con chiunque lo si ritenga opportuno. Quanto arricchisce e fortifica il condividere il passaggio di Dio nella nostra vita e intorno a noi! Quanto contribuisce a purificare l’immagine di Dio, di noi stessi e del prossimo! Il Signore si serve di chi cerca di vivere da risorto per attirare altri alla causa del Regno. Lui è sempre all’opera, a lui nulla è impossibile.
La Pasqua è la madre di tutte le nostre vittorie contro la tentazione e il peccato;
la Pasqua spalanca l’orizzonte dell’eternità;
la Pasqua certifica l’avverarsi della preghiera di Maria: «Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore, ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote» (Lc 1,51-53). È solo questione di tempo perché tutto si realizzi in pienezza. Il conto alla rovescia è già iniziato.
Dio ha dato la svolta alla storia dell’umanità. Chiede il permesso di far svoltare la nostra vita, rendendoci MIC, Misericordiati in cammino.
La Pasqua è decidersi ad accogliere Dio, dicendogli: “Questa è sempre casa tua”.

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