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Tappa

Mag 31, 2021

Di Terenzio Pastore

E ravamo al termine di una Missione Popolare che aveva coinvolto praticamente tutto il paese. Il giorno prima − Domenica delle Palme − era anche il mio primo anniversario di sacerdozio e perciò, oltre a presiedere la Celebrazione in piazza, mi toccò percorrere le strade del paese cavalcando un asinello, per rievocare l’ingresso di Gesù in Gerusalemme. Una partecipazione straordinaria era stato il segno ulteriore che il Signore si era servito dell’impegno condiviso e della testimonianza di comunione di Missionari e Suore per raggiungere tantissimi cuori.
Tra coloro che erano venuti a salutarci c’era una persona che, dopo lunghissimo tempo, si era finalmente riaccostata ai Sacramenti. In maniera riservata, nel confidarmi il suo desiderio di voler condividere con una Comunità i passi successivi del suo cammino, mi fece notare un aspetto a cui, fino ad allora, non avevo ancora pensato: “Quante iniziative ci sono in Quaresima; e quante indicazioni. Poi, con la Pasqua, più nulla!”.
L’episodio mi è tornato in mente grazie a un’affermazione di Papa Francesco − fatta all’omelia del Mercoledì delle Ceneri − che ha avuto molta risonanza: “La Quaresima non è una raccolta di fioretti!”
La Pasqua è certamente il nostro traguardo finale. La Risurrezione di Gesù è il centro della nostra fede e spalanca per ciascuno di noi, al termine della vita terrena, l’orizzonte dell’eternità. Al termine della vita terrena, appunto. Per ora, ogni Pasqua è una tappa.

Forse proprio la “mentalità del fioretto” contribuisce a farla sembrare un traguardo. Durante la Quaresima, tra i fioretti più gettonati ci sono la rinunzia ai cibi − soprattutto ai dolci − e alle sigarette.
Con l’arrivo della Pasqua quelle rinunzie non hanno più motivo di essere e allora si riprendono le pratiche faticosamente lasciate il giorno di carnevale. E, con esse, anche i chili eventualmente persi! Meno preferiti sono i fioretti della preghiera o di una buona azione quotidiana. Spero che tanti abbiamo accolto l’invito del Papa a un digiuno che − ha assicurato − «fa tanto bene», quello dai pettegolezzi e dalle maldicenze. C’è anche chi ritiene sia sufficiente “timbrare il cartellino” in alcune occasioni, come le due Messe in cui si riceve qualcosa di particolare − quelle già citate: Mercoledì delle Ceneri e Domenica delle Palme − e la “Confessione di Pasqua”.

In quell’omelia il Papa, prima del riferimento ai fioretti, afferma: «La Quaresima è un viaggio di ritorno a Dio». E aggiunge: «Ora Dio fa appello al nostro cuore. Nella vita avremo sempre cose da fare e avremo scuse da presentare ma, fratelli e sorelle, oggi è il tempo di ritornare a Dio».

E allora, come diceva anni fa un giornalista, «la domanda nasce spontanea»: “Se ho cercato di riavvicinarmi a Dio − e magari ci sono pure riuscito −, perché poi vanificare tutto?”. Forse molti, come quel giornalista, potrebbero replicare, senza pensarci troppo: “La risposta è: non lo so!”. Perciò, proviamo a pensarci… Essere scrupolosi nell’osservanza del fioretto e trasformarlo in uno scopo ridurrebbe il nostro essere discepoli, nella migliore delle ipotesi, ai quaranta giorni della Quaresima. Portando a termine l’impegno previsto potremmo anche pensare di stare a posto con la coscienza, ma la mancanza di continuità svelerebbe che siamo rimasti in superficie e che nulla è realmente cambiato in noi, e nel nostro rapporto con Dio e con gli altri.

La sapienza della Chiesa ci indica nel digiuno, nella preghiera e nella carità i cantieri nei quali i lavori in corso devono darci sempre più il gusto di Dio e il desiderio di compiere la sua volontà.
Più che fioretti quaresimali sono, quindi, parametri fondamentali che permettono di verificare ogni giorno la nostra adesione a Dio. Alcune domande suggerite dal Papa possono aiutarci a comprendere se stiamo davvero vivendo da discepoli e quali scelte operare per aggiungere una tappa al nostro cammino: «Dove è orientato il mio cuore? … Dove mi porta il navigatore della mia vita, verso Dio o verso il mio io? Vivo per piacere al Signore, o per essere notato, lodato, preferito, al primo posto e così via? Ho un cuore ‘ballerino’, che fa un passo avanti e uno indietro, ama un po’ il Signore e un po’ il mondo, oppure un cuore saldo in Dio? Sto bene con le mie ipocrisie, o lotto per liberare il cuore dalle doppiezze e dalle falsità che lo incatenano?».

Senza dubbio l’osservazione sul cammino proposto dopo la Pasqua ha le sue ragioni e, probabilmente, le avrà ancora di più con le disposizioni causate dalla pandemia.

Uno sguardo ad alcuni momenti della liturgia del Tempo di Pasqua − che dura cinquanta giorni e termina con la Solennità di Pentecoste − ci dice però quanta ricchezza, magari nascosta, oppure poco ricercata, abbiamo a disposizione. Una ricchezza che può generare tante proposte di crescita nella fede, in famiglia, in gruppi, in Comunità.
Dal giorno di Pasqua fino alla Domenica successiva viviamo la settimana in Albis: siamo invitati a non voltare frettolosamente pagina, ma a soffermarci su questo evento, contemplando il valore decisivo per la nostra fede e per la nostra vita della Risurrezione di Gesù. La lettura continua degli “Atti degli Apostoli” ci fa immergere nei primi passi della comunità cristiana. Soprattutto attraverso gli Apostoli Pietro e Paolo possiamo condividere sogni e speranze, ferite e cadute, dei primi cristiani: quanti hanno messo la propria vita a disposizione del Vangelo, non di rado testimoniando con il sangue la propria fede! Grazie a loro e a chi ne ha seguito l’esempio, di generazione in generazione, secolo dopo secolo, la Buona novella è giunta fino a noi: con la Pentecoste riceviamo il dono dello Spirito Santo per essere anche noi, oggi, testimoni del Risorto. Ogni anno viviamo almeno una parte del tempo di Pasqua durante il Mese di Maggio, dedicato alla Madonna: l’esempio e l’intercessione di Maria ci incoraggiano ad accogliere la chiamata di Dio a rendere la nostra vita un dono d’amore per Lui e per il prossimo.

La Pasqua è la tappa che ci offre la consapevolezza che la crescita del Regno di Dio − regno di pace, giustizia e amore − dipende anche dal mio vivere da Risorto.

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