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The Whale, Gli spiriti dell’isola e Le otto montagne

di Alberto Celani

Cinema

The Whale

di D. Aronofsky, con B. Fraser, S. Sink, H. Chau.

Un uomo tremendamente obeso vive una vita reclusa tra le innumerevoli difficoltà fisiche e di salute che la sua condizione comporta, tiene un corso universitario online con la telecamera sempre spenta e si lascia inesorabilmente andare al suo destino. Nella sua vita c’è solo la sua infermiera privata a cui si aggiunge un fanatico religioso che bussa alla sua porta per proselitismo. Ormai prossimo alla morte, Charlie decide di riprendere contatto con la sua figlia adolescente di cui non ha notizie da otto anni. Difficilissimo guardare un film di Aronofsky, specie per un credente: la sua visione nichilista dell’uomo e il suo accentuato spirito anti-religioso traspaiono polemicamente con una violenza a volte disgustosa. Questo forse è il suo film meno controverso, le sue tematiche non mancano di certo… eppure questo film ha un cuore!

Attenzione a questo film, nella sua “tenerezza”, mista anche ad una crudezza estrema, ha dentro una serie di visioni completamente autodistruttive: l’abbandono alla tristezza senza alcuna lotta, la giustificazione della propria condizione a motivo del dolore, una vagonata di sensi di colpa, una pericolosissima apologia del sincerismo. A questo si aggiunge una visione della religione estremamente asfissiante, certo di una religione settaria, ma state tranquilli che Aronofsky ci detesta tutti. Eppure, perché mi è piaciuto questo film nonostante ciò? Ho amato Brendan Fraser in questo ruolo, magnifico! E, inoltre, sono rimasto colpito nel mio intimo dalla profonda ricerca di redenzione, per quanto bistrattata per tutto il film… ecco che alla fine spunta fuori e spunta in maniera poetica, lirica, eccessiva, spirituale. Molti hanno criticato questo finale, io l’ho trovato perfetto!

Voto CinemaScopio: 8 e ½

Cinema

Gli spiriti dell’isola

di M. McDonagh, con C. Farrell, B. Gleeson, K. Condon. 

Una storia di un’assurdità imbarazzante. Irlanda anni ’20, su un’isola di fronte alla terraferma dove si vive una stupida guerra civile, abitano poche persone che hanno solo due luoghi di ritrovo: la chiesa e il pub. L’amicizia tra due di loro si rompe all’improvviso e senza una reale motivazione: uno dei due decide di non rivolgere più la parola all’altro e basta! Ovviamente l’altro non ci sta e insiste per comprenderne le cause, a tali insistenze questi risponde che si taglierà un dito ogni volta che l’ex amico gli rivolgerà la parola. Ecco, vi ho avvisati sul tipo di film, strano eh?

Nichilismo? Beh, dopo Aronofsky ci mettiamo un bel film di McDonagh, cioè due persone che non hanno la minima stima dell’essere umano. Colin Farrell è eccezionale nell’interpretare questo uomo semplice e buono che non si capacita della decisione del suo sofisticato e triste amico. L’inizio è davvero comico, poi il nero prende sempre più piede fino ad esplodere. Diciamolo subito: in sé il film non ha senso, eppure ha senso come studio dell’umanità. Può essere un’allegoria della guerra? Di fatto dall’altra parte c’è la guerra civile. Eppure per me è un’allegoria sulle relazioni: noi siamo autolesionisti, ogni volta che tagliamo relazioni in realtà tagliamo noi stessi. È questa la giusta interpretazione? Boh, io l’ho letto così! Ci sono anche piccole altre storie di contorno, molto interessanti, ma sappiatelo è il classico film che uno deve “voler vedere”, non è un film da pop-corn e bibita gassata. Lo devo dire, ormai è sempre più così: anche in questo film, come altri del regista, la Chiesa è sempre una caricatura, i preti dei meschini viziosi, la religione pura formalità. Siamo lo zimbello degli intelligenti, degli acculturati, san Paolo lo aveva detto!

Voto CinemaScopio: 8

Cinema

Le otto montagne

di F. Van Groeningen e C. Vandermeersch, con L. Marinelli, A. Borghi, F. Timi.

Un bambino torinese si trasferisce in estate in Val d’Aosta con i genitori e fa amicizia con un coetaneo del posto che vive tra pastorizia e produzione casearia. I due crescono e Pietro è ormai l’uomo dalle due anime: una triste cittadina e una incantata da girovago, Bruno è l’uomo delle Alpi che non sa concepirsi diversamente. La morte del padre di Pietro, rifiutato dal figlio e accolto da Bruno, sarà l’occasione per riprendere contatto con questa amicizia così profonda fatta di grandi silenzi, tanta montagna e molta sostanza.

I registi sono belgi, ma il film è tutto italiano. Luca Marinelli e Alessandro Borghi sono eccezionali, con una sceneggiatura di pochissime battute e molta incarnazione fisica e muta dei personaggi. Si capisce l’anima dura e sensibile di Paolo Cognetti, autore del romanzo (a tratti autobiografico) da cui è tratta la storia. È un film tosto sull’amicizia, sul senso della ricerca, sul rapporto padre-figlio, sui blocchi psicologici, sul nostro posto nel mondo (“qual è il nostro itinerario?” domanda da cui discende il titolo del romanzo e del film)

Voto CinemaScopio: 8

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