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Transeunti per poco diaconi per sempre

Lug 5, 2021

Di Nicola Antonio Perone

Nello scorso numero abbiamo conosciuto meglio i ministeri e l’ammissione agli ordini sacri che si ricevono durante il cammino di seminario. Questa volta però vogliamo approfondire insieme l’ultimo passaggio che ogni candidato al presbiterato vive poco prima dell’ordinazione, e cioè il conferimento del diaconato.
Lo scorso 16 maggio infatti la Chiesa ha ricevuto il dono di un nuovo diacono della nostra Congregazione, il missionario don Matteo Ciuffreda, il quale è divenuto diacono transeunte, cioè non permanente, ma destinato a diventare presbitero. A differenza infatti di coloro che accedono al diaconato e restano tali per tutta la vita, un seminarista vive la tappa del diaconato come una meta certamente fondamentale, ma non definitiva, perché appunto destinato al sacerdozio ministeriale. Questo però può portare un candidato al sacerdozio a sminuire un
passaggio così fondamentale, considerandolo solo come l’ennesimo step da raggiungere per poi essere finalmente idoneo al presbiterato. È un peccato infatti che spesso il diaconato transeunte sia così sottovalutato! Essere diacono vuol dire innanzitutto conformarsi a Cristo servo, e nessun sacerdote potrà mai essere santo e dare una testimonianza di vita coerente se dimentica questa caratteristica essenziale del proprio ministero. “Chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti” afferma Gesù nel Vangelo di Marco, ed è proprio questo atteggiamento di servizio che non deve mai mancare, non solo nella vita di un diacono, ma soprattutto in quella di un sacerdote, il quale è chiamato ad operare sempre in persona Christi, non soltanto quando celebra i sacramenti.
In questo tempo di profondo studio, di incertezze e confusione nella Chiesa riguardo l’essenza stessa del diaconato, sarebbe bello riscoprire i mesi del diaconato transeunte, considerandoli come una preziosa opportunità per mettersi alla scuola del Cristo servitore, giungendo all’ordinazione presbiterale non solo ben istruiti nell’amministrare i sacramenti o nel preparare l’altare, ma capaci soprattutto di vivere nel proprio servizio al popolo di Dio ciò che su di essa viene celebrato.
Seppur dunque in un periodo di pandemia e di restrizioni, l’ordinazione diaconale di Matteo è stata per noi Missionari e seminaristi una grande gioia che ci porta a sperare nel futuro, nella grazia di prossimi santi sacerdoti che il Signore continuerà a donare alla sua Chiesa nonostante la crisi e gli scandali che sconvolgono la barca di Pietro.
Non è un caso inoltre che questo evento sia avvenuto nel mese di maggio, dedicato per eccellenza alla serva del Signore, la Vergine Maria. È lei infatti l’esempio perfetto per ogni diaconato, con una vita vissuta interamente nel servire la sua famiglia e nello sbrigare le faccende domestiche, consacrando a Dio ogni singola azione del quotidiano. Il servizio di Maria non ha avuto mai fine. Sin dalla sua prima comparsa nel Vangelo di Luca è lei stessa a definirsi serva, aderendo alla volontà di Dio, obbedendo liberamente al suo Signore sino ad accogliere il figlio morto tra le braccia, ricevendo Cristo stesso come premio finale per il suo servizio.

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