Primavera Missionaria News. Dal 1953 la voce di San Gaspare nel mondo

Don Luciano Bugnola “in trincea fino alla fine”

Da Redazione

Pubblichiamo alcuni passi dell’omelia del Direttore Provinciale don Terenzio Pastore durante la celebrazione delle esequie del Missionario del Preziosissimo Sangue don Luciano Bugnola, lo scorso 5 Ottobre 2022.

Lunedì scorso, 3 ottobre, il Signore ha chiamato a sé d. Luciano Bugnola. Il suo pellegrinaggio su questa terra, da “Cercatore di Dio”, è terminato all’età di 86 anni. La nostra speranza è che ora sia già alla presenza di Dio: nella S. Messa preghiamo con questa intenzione, ringraziando il Signore per il bene che ha compiuto e chiedendo perdono per i peccati da lui commessi per la fragilità della condizione umana.
Qui a Cesena d. Luciano era giunto nel 1998, quando di anni ne aveva 64, rimanendovi fino al 29 luglio scorso. La maggior parte di noi, perciò, lo ha conosciuto già “da grande”. Ciascuno ha ricordi personali, frutto dell’incrocio di cammini da “Cercatori di Dio”. Ai vostri aggiungerò qualcuno dei miei. Permettetemi, però, di iniziare da qualche nota biografica.

Luciano nasce a Selva di Progno (VR) il 4 aprile 1936, da Andrea, segretario comunale e da Maria Petterlini, casalinga.
Il suo ingresso in Congregazione avviene in Ancona il 12 settembre 1946, a soli 10 anni. Un ingresso che, per motivi economici, è stato in dubbio. Il Parroco di Selva di Progno, d. Giuseppe Padovani, scrive al Provinciale poche settimane prima. In quel periodo le famiglie sostenevano le spese del figlio che intraprendeva questo percorso. Il momento non era certamente dei più facili; era appena terminata la Seconda guerra mondiale. D. Giuseppe fa rilevare “qualche differenza” tra la lettera ricevuta dalla Famiglia Bugnola, che ne specificava l’impegno economico, e “l’intesa con il Padre missionario”. E aggiunge: “Di fronte a queste nuove spese la famiglia con dolore deve ritirare il suo ragazzo… è un vero peccato, perché il ragazzo ha buona volontà ed anzi è entusiasta di poter venire”.
Almeno in quel periodo i numeri dovettero essere un po’ il suo tormento, “il tallone di Luciano”: la pagella di quarta elementare, in cui c’erano più otto che sette, e in cui spicca il dieci in “Educazione morale, civile e fisica”, segnala, purtroppo, un’insufficienza in “Matematica e geometria”. Improvvisa. Dopo i 7 del primo e del secondo semestre, infatti, c’è il cinque nel terzo semestre che conduce, per dirla nel gergo calcistico, tanto caro a d. Luciano, ai supplementari. Nell’esame il piccolo Luciano strappa l’indispensabile sei per accedere alla quinta elementare.
La questione economica con i Missionari, evidentemente, si risolve, e Luciano inizia il suo percorso verso il Sacerdozio Missionario. Dopo aver ricevuto gli Ordini Minori, il 6 gennaio 1958 è Missionario del Preziosissimo Sangue e il 9 luglio 1961 è ordinato Sacerdote.
76 anni in Congregazione, oltre 64 anni da Missionario e 61 da Sacerdote. D. Luciano fa parte di una specie in via d’estinzione, che ho definito i “Missionari nel DNA”: entrati da bambini nella famiglia religiosa fondata da S. Gaspare Del Bufalo vi hanno vissuto tutta la loro esistenza.
Il percorso di una vita, che pur vuole essere semina feconda del Vangelo, oscilla inevitabilmente tra alti e bassi, tra momenti difficili e di entusiasmo, tra delusioni e gioie, tra le tenebre del dubbio e le luci della speranza, con il peso dei peccati commessi e con il sostegno della grazia di Dio.
Il Signore, che ci conosce nell’intimo, sa cosa c’è stato durante questo viaggio, nel cuore di d. Luciano, giorno dopo giorno. Nelle varie Comunità che è stato chiamato a servire, con diversi ministeri. Dopo Albano, Ancona, dove si dedica anche allo studio. E consegue la Laurea: non in “Matematica”, ovviamente, ma in “Lettere e Filosofia”. In quel periodo è eletto Consigliere Provinciale. Poi è trasferito a S. Felice di Giano (PG), dove si dedica a tempo pieno alla predicazione e alle Missioni Popolari. Poi a Rimini, Firenze, infine a Cesena.
Ecco, parole sue, Cesena era la città in cui ha sempre desiderato essere. Ha ritenuto una grazia di Dio l’esservi approdato. Cesena aveva in comune con i suoi luoghi di nascita un carattere aperto e il buon vino. Che, magari, sono un binomio che funziona spesso. Cesena lo attirava anche per la diffusa anticlericalità. Una sfida affrontata accostando i suoi interlocutori con semplicità e ironia, in ambienti informali come in chiesa, costruendo ponti di relazione, sempre pronto ad argomentare, facendo leva su una indubbia cultura, che ha sempre cercato di alimentare. Il voler essere vicino alla gente e ai suoi bisogni lo ha portato a pronunziare parole critiche verso quello che riteneva il “potere”. Politico o religioso che fosse. Parole che, al di là dell’essere più o meno opportune, nella ragione o nel torto, manifestavano la libertà nell’esporre il suo pensiero e suscitavano la discussione sull’argomento in questione.
Il Vangelo che abbiamo ascoltato (Mt 25,31-46) ha ispirato a S. Giovanni della Croce un commento, semplice quanto profondo: “Al tramonto della nostra vita saremo giudicati sull’amore”. Il Signore, che con la Sua infinita misericordia cancella i nostri peccati, accoglie con gioia parole e gesti d’amore con cui ci prendiamo cura di chi è nel bisogno. In quella sorella, in quel fratello, Gesù si identifica. Il bisogno dell’altro richiede una risposta d’amore. Nessuno di noi è troppo povero da non avere nulla da donare. E non abbiamo solo da donare qualcosa ma, soprattutto, noi stessi. Il nostro tempo, il nostro sorriso, la nostra disponibilità. Un consiglio, un incoraggiamento, un abbraccio.
Il dono più grande che un Missionario nel DNA è chiamato a offrire è Gesù. Ciascuno di noi, attingendo dai propri ricordi, potrebbe rievocare tratti caratteriali o episodi di d. Luciano. Come per ogni persona, ce ne saranno alcuni belli altri meno. Il mio invito è, invece, quello di soffermarsi e di scolpire nel cuore, soprattutto, il seme di Vangelo che d. Luciano ci ha donato. Quel seme che lui ha gettato nei nostri cuori per amore. Facendosi dono. Quel seme che ci incoraggia nel continuare il nostro percorso di “Cercatori di Dio”.
Da parte mia ho scelto una frase, che negli ultimi anni d. Luciano mi ha ripetuto tante volte. Una frase che denota come “la buona volontà” attestata dal Parroco quando lui era ancora ragazzo non sia venuta meno con il passare del tempo. Permettetemi di richiamarla, insieme ad altri ricordi, rivolgendomi direttamente a Lui.

Sai, d. Luciano, quando mi hai detto: “Voglio restare in trincea fino alla fine”, ho pensato subito che un modo andasse trovato. Eravamo giunti alla decisione di chiudere la Comunità di Cesena, favorendo la continuità della nostra secolare presenza con i Confratelli tanzaniani. E tu, dopo tanti anni, volevi rimanere qui. Per celebrare l’Eucarestia ed essere disponibile per l’ascolto e le Confessioni. Per seminare Vangelo. Per vivere da Missionario, fin quando il Signore ti avesse dato vita e forza. In trincea, appunto.
I nostri dialoghi, in verità, non erano iniziati benissimo. Quando venni a Cesena, alla fine di agosto del 2016, eletto da meno di due mesi, mi avevi accolto con un: “Tu sei il nuovo Provinciale?”. Sapevi, ovviamente che era così. Attendevi la mia risposta affermativa per ribattere: “E come mai sei qui?”. Poi ho capito che per te ero l’espressione di quel “potere” verso cui esprimevi anzitutto diffidenza. Ti dissi che ero venuto per incontrarti. Ed ebbi l’impressione che la mia replica non ti dispiacque. Forse, da furbone, aspettavi di conoscere le puntate successive.
E, con il susseguirsi degli incontri, la diffidenza fece spazio alla confidenza. Hai iniziato a dirmi le tue opinioni. Con garbo e profondità. Offrendomi elementi su cui riflettere e pregare. Poi, sempre più, qualcosa di te. Più volte hai rievocato gli anni in cui predicavi le Missioni Popolari. E il metodo portato avanti con d. Domenico Barbati, che faceva molta presa sui fedeli. Generalmente tu impersonavi il dotto, lui l’ignorante. Eri tu a rispondere alle domande che d. Domenico, fingendosi uno dell’assemblea, ti poneva, dando voce ai dubbi che tutti abbiamo nel cuore.
Poi, venne il giorno del “Voglio restare in trincea fino alla fine”. Una richiesta che non poteva restare inascoltata. E ringrazio il Signore di aver permesso che diventasse realtà. Servendosi di chi, con grande disponibilità e non senza sacrificio, ti è stato vicino, giorno dopo giorno. I tuoi amici, anzitutto. Caro d. Luciano, non potrò dimenticare, quando ti dicevo che sarei passato, i tuoi: “Sono contento che vieni a trovarmi” né il tuo incipit, quando c’era qualche grana da affrontare: “Devo chiederti una cosa, ma sai, lo faccio per santificarti”. Talvolta, dopo averti ascoltato, ti rispondevo: “Ma quello che mi chiedi è poco perché possa santificarmi”, suscitando la tua risata.
C’è un aspetto, però, che hai mantenuto sino alla fine: sei rimasto un furbone. Non dicevi tutto. Caro d. Luciano, ora posso rivelartelo. Anche noi siamo stati furboni nei tuoi confronti. La rete di informazione con i tuoi amici e con le altre persone che ti accudivano ha sempre funzionato bene, a tua insaputa. Era necessario, per poter provvedere a te nel migliore dei modi. E permetterti di restare in trincea.
Tu, comunque, furbone lo sei rimasto fino all’ultimo: penso proprio che, qualche mese fa, tu avessi fatto dei “calcoli matematici” che, stavolta, si sono rivelati esatti! Avevi già capito tutto! Lo penso perché in questi anni non mi avevi mai chiamato così spesso come nella settimana precedente al 28 luglio scorso, quando venni nella Clinica Malatesta, dove eri ricoverato. Il giorno dopo fosti portato in Albano. Sin dalla prima sera sei stato tranquillo, di buon umore, con la battuta pronta. Come se fossi lì da sempre. E consapevole che il Signore aveva esaudito la tua preghiera. Settimana dopo settimana la situazione è precipitata. Fino alla mattina del 3 ottobre, quando il Signore ti ha chiamato a sé. Noi non ce l’aspettavamo. Tu, invece, eri pronto!
D. Luciano ora, da lassù, intercedi per ogni persona che hai incontrato, anche per chi non ha ancora scoperto di essere “Cercatore di Dio”, e per la Chiesa: chiedi che tutti abbiamo la “buona volontà” di restare in trincea fino alla fine.

Condividi          

Editoriale

Password

Colloqui con il padre

Altri in evidenza

Altri in evidenza

Nel segno del sangue

Ultimo numero

Nel Segno del Sangue

La nostra voce forte, chiara e decisa sulla società, sul mondo, sull’attualità, sulla cultura e soprattutto sulla nostra missione e vita spirituale come contributo prezioso alla rinascita e allo sviluppo della stessa Chiesa.

Abbonati alle nostre riviste

Compila il modulo on-line con i tuoi dati e riceverai periodicamente il numero della rivista a cui hai deciso di abbonarti.

Le nostre riviste

Primavera Missionaria: il bollettino di S. Gaspare
Nel Segno del Sangue: il magazine di attualità dell’USC
Il Sangue della Redenzione: la prestigiosa rivista scientifica.

Copertina Primavera Misionaria
Copertina Nel Segno del Sangue
Copertina Il Sangue della Redenzione