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Umanità, il cuore della missione

di Fausta Perciabosco, Brindisi

L’esperienza della missione popolare di Brindisi

Umanità. È questa la parola a cui mi fa pensare una missione popolare. Nella mia esperienza, più di ogni goccia di sudore o ora di lavoro, ricordo distintamente le persone, che siano i missionari o gli incontri che facciamo nel luogo in cui si tiene la missione. Nomi, facce, storie, che forse possono sembrare anche banali oggi, tempo in cui con un click possiamo raggiungere chiunque, ma non vivi mai qualcosa come quando la incontri, la ascolti e la abbracci.

Un tempo di incontro e di riflessione

Per me il tempo di missione è un vero e proprio tempo di riflessione, di pausa: strano eh? Si parla di giorni frenetici, in cui passi da un luogo a un altro sotto il ritmo serrato di un programma studiato con tempo e amore per costruire una macchina che rasenti la perfezione (pur essendo cosciente e forse anche un po’ felice di non poterla raggiungere). Eppure in quegli stessi giorni sono solo ed esclusivamente le persone l’unico e vero obiettivo: certamente il Centro è Dio, ed è da Lui che tutto parte e si compie, ma le missioni nascono come un bisogno e un mezzo per gli uomini. E quindi tutto il lavoro svolto e la fatica impiegata non può valere nulla se non c’è umanità, se non c’è la volontà di incontrare, guardare negli occhi, a volte affrontare le scomodità di una vita che non è tua ma che ne diventa parte come il più ricco dei tesori.

Un’onda che attraversa una comunità

Può sembrare un’immagine idilliaca e quasi poetica e inconsistente ma è quanto più di vero può esistere: è come un’onda anomala che invade un luogo e che per assestarsi ci mette un po’ ma nel frattempo si prende il tempo (e si cura) di travolgere tutti, adulti, giovani e bambini. Nell’ultima missione a cui ho preso parte insieme ai Missionari del Preziosissimo Sangue e alle Adoratrici del Sangue di Cristo, tenutasi a Brindisi tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre 2026, la dimensione di incontro e ascolto si amplifica in una comunità che vuole ritrovare in Dio e nella fede un motivo di gioia e comunione che superi ogni genere di barriera e renda possibile a tutti di ritrovare quell’umanità che unisce e rende fratelli.

Ritrovare verità e speranza

È così che nel giro di qualche giorno noi missionari e il popolo che ci accoglie trova modo, fuori dalla routine frettolosa e frenetica, di guardarsi dentro e attorno, ridando dignità a un’anima che in questo tempo necessita più che mai di essere adeguatamente alimentata, non di Pane che non sazia, ma di concretezza, di Verità e Speranza.

Dalla missione non si esce mai a mani vuote

Per questo motivo al termine di ogni missione cerco di custodire l’umanità che ho vissuto, che sia dai miei amici o dai miei nuovi amici, perché dalla missione non esci mai a mani vuote, il compenso è garantito e non si conta né si misura. Queste parole potranno pure sembrare vuote, poco reali o poco credibili, ma affermo in tutta onestà che in realtà sono parole scelte, pesate, perché incontrare e parlare di Bellezza, quando inizi a cibarti di Verità, è una missione.

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