Primavera Missionaria News. Dal 1953 la voce di San Gaspare nel mondo

Una Chiesa bella fa innamorare

di Francesco Albertini

Lo scorso 2 Dicembre l’Arcivescovo di Bologna card. Zuppi ha consacrato il nuovo altare e benedetto il nuovo ambone e i nuovi mosaici del presbiterio

Partiamo da un fatto: la bellezza attira, una chiesa “funzionante” e “funzionale” sicuramente è utile ma una chiesa bella fa innamorare! Alla luce di questa consapevolezza, sperimentata e vissuta nell’arco di questi pochi mesi, possiamo tentare di spendere qualche parola sui mosaici che hanno trasfigurato (nel vero senso della parola) la parrocchia bolognese di Maria Regina Mundi. Tale descrizione non ha la pretesa di esaurire la ricchezza spirituale e artistica realizzata dall’atelier del Centro Aletti ma è semplicemente un modo per gustare in pienezza questo dono per l’intera comunità e per l’intera Chiesa. Cominciando dall’immagine dell’Incoronazione, possiamo dire che è stata declinata sullo sfondo della sponsalità: infatti, già nell’Antico Testamento Israele era la sposa del Signore, mostrando che l’unità tra Dio e l’uomo è fondata in una relazione d’amore, è una realtà agapica e non di necessità. Perciò questo abbraccio che vediamo tra Cristo e Maria è l’abbraccio che accoglie la Chiesa, l’umanità. Esso non è un abbraccio romantico, ma di appartenenza definitiva, proprio perché non ci può più essere Cristo senza il suo Corpo. Per questa ragione, la Vergine, tiene tra le mani un cartiglio con una citazione del Cantico dei Cantici: «Io sono del mio amato ed il mio amato è mio» (Ct 6,3) che mostra proprio questa libera appartenenza allo Sposo. Infatti, la libertà esiste solo nell’amore: per questo motivo, Cristo tiene tra le sue mani un’altra citazione del Cantico: «Tu mi hai rapito il cuore sorella mia sposa!» (Ct 4,9). E queste parole non sono solo la risposta alla sua amata, ma sono la manifestazione della destinazione finale della chiamata di Dio per l’intera umanità. Egli desidera che l’uomo torni a Lui, che trovi il suo compimento in Cristo, in quanto è Lui che assume l’umanità e questa umanità, alla fine, il Padre la fa passare lì dove è il Figlio, sullo stesso trono, perciò il cuscino sul quale stanno seduti è uno solo ed è rosso. Il colore rosso è il colore della divinità per due motivi: perché gli antichi cristiani, ispirandosi al libro del Levitico, al capitolo 17, credevano che «Di ogni essere vivente la vita abita nel sangue» (Lv 17,11); allora il sangue da cui il colore rosso, è abitazione della vita e la vita viene da Dio, dunque il rosso è Dio. Per questo motivo, il rosso manifesta che l’umanità partecipa della stessa gloria di Dio.
Tuttavia potremmo domandarci: perché si è scelto di rappresentare questa immagine con questa impostazione? Nel bozzetto originale era rappresentata una Incoronazione “classica”, già eseguita, ma pensando all’Arcivescovo di Bologna, il card. Matteo Maria Zuppi, che prima della sua elezione era parroco nella chiesa di Santa Maria in Trastevere, ci si è ispirati all’immagine ivi contenuta, una delle più antiche e bellissime rappresentazioni dell’Incoronazione mariana, impostata in questo stesso modo. I due soggetti sono frontali, non si guardano l’un l’altro, ma guardano il fedele. Per quale motivo? Questa risulta essere un’immagine “potente” proprio perché implica un diretto coinvolgimento dell’assemblea e con essa nasce immediatamente una relazione, uno sguardo! Allora, si partecipa e si entra immediatamente in questa scena liturgica, proprio perché, al Padre, si arriva «Per Cristo, con Cristo ed in Cristo».
Infatti, la Mano di Dio Padre (posta in alto, al centro del mosaico), mostra proprio questa totale apertura: non chiede niente e non trattiene niente ma è per l’appunto una mano aperta che dà tutto all’uomo; è una Mano che dona e che ha donato il Suo stesso Figlio. È interessante che Maria, con la mano sinistra (nella quale tiene la pergamena) mostra tre dita, facendo vedere bene che adesso l’umanità partecipa all’amore trinitario di Dio e «Dio è Amore» (1Gv 4, 8). Dunque, “Dio-amore” non vuol dire qualcuno che “semplicemente” ama, ma vuol dire comunione. La Vita divina è costituita come comunione delle Persone, e l’umanità finalmente fa parte di questa comunione intra-trinitaria. Questa vita, la vita comunionale è la meta, è l’orientamento che ogni fedele, entrando, potrà ammirare. Allo stesso tempo, sarà altrettanto necessario che sia chiaro il passaggio per giungere a questa meta e, per questa ragione, l’altro elemento visibile è proprio l’altare. Esso è fondamentale perché rivela come, per mezzo di esso, si giunga e questa meta e l’Eucaristia è proprio il passaggio, il “trampolino di lancio” per il Regno. Nei tempi antichi e fino ad oggi, in Oriente, tutte le chiese e le basiliche romane hanno avuto l’iconostasi ed essa serviva a far vedere il passaggio nel Regno; non era un muro ma una “finestra”, un’“apertura” sull’eterno. Per tale ragione, il fondo del mosaico, presenta una serie di linee verticali che dall’alto si aprono come una “tenda” che per l’appunto include anche l’altare poiché esso è nei Cieli, la nostra Eucarestia ci fa partecipare all’evento che si celebra, alla Pasqua eterna presso il Padre. Infatti, osservando bene, l’apertura comincia in cima perché il «velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo»: è Dio che lo ha aperto (Mt 27,51). Se fosse stato aperto da sotto sarebbe stato l’uomo ad aprirlo e invece Lei, Maria, è stata assunta, non è stata una “conquistatrice”, non è arrivata lì come un’alpinista: è stata accolta. Dunque l’apertura parte dal Cielo e non dalla terra. È Lui del quale si dice, sullo sfondo del Cantico dei Cantici, «è sceso nel mio giardino» (Ct 6,2), è Lui che è venuto e, venendo, ci ha riportati al Padre. Per questo si può notare come la gamba destra di Cristo è come se facesse un passo in avanti, come se ricordasse ad ogni fedele il primato della sua iniziativa. Sotto il trono è possibile notare una stratificazione, realizzata dall’altezza del pavimento e costituita da diversi materiali, una stratificazione di pietre. Che cosa vuol dire questa stratificazione? Lo spiega molto bene nell’epoca moderna Pavel Florenskij il quale sostiene che la stratificazione ricorda le epoche, i tempi, i secoli, le generazioni. In una sola espressione ricorda il tempo. Ma da dove è venuta la stratificazione materiale del tempo? Questa è venuta dalla Creazione, direttamente dal Cielo poiché è il Padre che ha creato per mezzo del Figlio; il Padre ha guardato il Figlio e ha creato. In ragione di ciò è interessante notare che, osservando bene, fino al trono ci sono un certo tipo di materiali, mentre dal trono in poi ci sono altre materie, materie luminose. In realtà ci sono anche alcuni accenni di luminosità nella parte sottostante (dei piccoli tratti in oro) proprio per far vedere che c’è una continuità in questo processo di discesa e risalita, e il cuore di questo passaggio è Cristo con la sua umanità. Nessun passaggio nel Cielo avviene senza la partecipazione dell’uomo («frutto della terra e del lavoro dell’uomo», diciamo nella liturgia) e la Mano in alto aperta è la Mano Pentecostale (nel cui interno c’è una fiammella), è il Padre che dona la vita. È la discesa dello Spirito che fa sì che la nostra offerta, e noi dentro, possa tornare nella nostra patria, il Cielo. Anche se più piccolo a livello di dimensioni, il mosaico realizzato sopra all’area battesimale è un unicum tra tutte le opere realizzate dall’atelier poiché per la prima volta viene rappresentato il passaggio battesimale mettendo insieme due figure veterotestamentarie: il profeta Giona e i tre giovani nella fornace ardente. Noi sappiamo che nell’antichità, osservando le catacombe, troviamo l’immagine di Giona poiché Cristo stesso dice: «Non vi sarà dato nessun segno se non quello di Giona» (Mt 12,39) e siccome nel battesimo noi siamo innestati nel passaggio che è la Pasqua di Cristo, allora la proposta è proprio questa: Giona che viene gettato nel mare. Nel gesto di chi lo butta in mare possiamo notare che non c’è una tensione “aggressiva”, è come se lasciassero il profeta alla sua stessa volontà. Per cui chi lo butta non sta compiendo un’aggressione, anzi apre le mani, non fa niente. Giona stava scappando perché aveva paura ma ci possiamo immaginare che cosa avrà provato nel cadere a vedere un enorme pesce con la bocca spalancata! Per cui il profeta passa da una paura ad una ancora più grande, dal pericolo di Ninive ad un mare agitato con una bestia che apre le sue fauci (cfr. Gn 1,1; 2,1-11).
A seguire non vediamo subito Giona che esce, ma vediamo i tre giovani nella fornace. Perché questa sequenza? Perché loro erano nella fornace mentre Giona era nel grembo del pesce, nella balena. Perciò si passa non da Giona a Giona ma da Giona ai tre giovani nella fornace, fino al punto in cui il profeta viene fuori e mette il piede sulla terra. In questo senso è immediatamente evidente il passaggio battesimale: egli esce dall’acqua come un Giona nuovo, tanto è vero che comincia a fare esattamente l’opposto di prima. Originariamente faceva di testa sua e con la sua volontà, mentre adesso ha capito la Volontà di Dio e subito diviene obbediente. Ma come si realizza questo passaggio? Come si passa dalla propria volontà alla volontà di Dio? A ciò rispondono i tre giovani nella fornace (Dn 3) che la Tradizione ce li consegna proprio come immagine battesimale. Anzi è l’immagine più potente per parlare dei battezzati perché loro sono immuni al male, il male non li coinvolge più, il male è sconfitto. San Paolo dice infatti: «Siete morti al peccato» (Rm 6); «Io sono stato crocifisso e non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20). Questi tre giovani sono praticamente una sola persona: gli antichi Padri interpretavano questo episodio appunto come prefigurazione della Pasqua di Cristo. Allora troviamo il Giovedì Santo, il Venerdì Santo e la Risurrezione: rispettivamente l’Ultima cena (primo giovane) contrassegnato con il colore dell’abito marrone che rimanda alla crosta del pane per l’appunto; il Sacrificio dell’Agnello (il secondo giovane) con il colore bianco che rimanda al manto dell’Agnello immolato, l’Agnello senza macchia (cfr. Ap 7,9); e la Risurrezione (il terzo giovane) con il colore rosso, esattamente nella stessa prospettiva e direzione descritta in precedenza: è la vita di Dio, la vita dei risorti, quella in cui si viene innestati. Infine, entrando, sulla sinistra, possiamo ammirare la statua di Maria Regina Mundi, Patrona della parrocchia, con la sua nicchia mosaicata. A fare da “sfondo” alla Madre di Dio ci sono delle linee verticali, tra le quali si può notare una più grande blu con al centro dei riflessi luminosi e dorati: essa rappresenta il collegamento tra il Cielo e terra. Il blu è il colore dell’umanità e questo ci ricorda che l’unica creatura che guarda il Cielo è l’uomo, mentre tutte le altre creature guardano la terra; solo l’uomo guarda il Cielo, il cielo è azzurro e per questo il blu è il colore dell’umanità. Maria, Madre, è vestita di blu perché è umana ma è ricoperta da un mantello rosso perché, come abbiamo visto, è il colore della divinità: Dio ha divinizzato Maria nella sua maternità, per questo è Regina del mondo! Tutto ciò di cui si è parlato è una grazia per la vista e per il cuore, quando la bellezza tocca la vita è la vita stessa che cambia! Non concetti, né norme morali ma la vita perché è questo ciò che genera la contemplazione di queste immagini: l’esigenza di lasciare libero il Signore di fare questo stesso mosaico dentro di noi.

Condividi          

Editoriale

Password

Colloqui con il padre

Altri in evidenza

Altri in evidenza

NSDS Maggio Giugno 2024

Ultimo numero

Nel Segno del Sangue

La nostra voce forte, chiara e decisa sulla società, sul mondo, sull’attualità, sulla cultura e soprattutto sulla nostra missione e vita spirituale come contributo prezioso alla rinascita e allo sviluppo della stessa Chiesa.

Abbonati alle nostre riviste

Compila il modulo on-line con i tuoi dati e riceverai periodicamente il numero della rivista a cui hai deciso di abbonarti.

Le nostre riviste

Primavera Missionaria: il bollettino di S. Gaspare
Nel Segno del Sangue: il magazine di attualità dell’USC
Il Sangue della Redenzione: la prestigiosa rivista scientifica.

Copertina Primavera Misionaria
Copertina Nel Segno del Sangue
Copertina Il Sangue della Redenzione