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USC, una comunione tra laici e Missionari al servizio del Vangelo

di Marco Lambertucci

L’intervista a don Giacomo Manzo, direttore nazionale dell’Unione Sanguis Christi e a Valerio Felici, Segretario Nazionale eletto durante la IX Koinè del Preziosissimo Sangue 

Don Giacomo, ci racconti la storia dell’Unione Sanguis Christi? 

L’Unione Sanguis Christi è un’associazione internazionale di fedeli laici, presente non soltanto in Italia, ed è di diritto pontificio, quindi segue le linee guida del Dicastero per i Laici della Santa Sede. 

Nella nostra Congregazione, nella nostra famiglia, la componente laicale è nata prima dei Missionari del Preziosissimo Sangue: l’Unione Sanguis Christi nasce infatti nel 1808, mentre i Missionari del Preziosissimo Sangue nel 1815. L’Unione Sanguis Christi nasce il giorno dell’Immacolata, l’8 dicembre, mentre i Missionari il giorno dell’Assunta, il 15 agosto. 

L’Unione Sanguis Christi nasce inizialmente come Arciconfraternita del Preziosissimo Sangue. Successivamente, nel 1851, don Giovanni Merlini la chiama Pia Unione del Preziosissimo Sangue e la pone sotto la guida dei Missionari del Preziosissimo Sangue. 

Dopo il Concilio Vaticano II, come avvenuto per molte altre associazioni, c’è stato un aggiornamento che ha portato ai nuovi statuti, approvati nel 1988. I nuovi statuti, così come già previsto precedentemente, contemplavano anche la presenza di un consiglio di laici che rappresentasse l’associazione laicale. 

Don Giacomo, in questi nove anni alla guida dell’Associazione – e ormai alle soglie del decimo anno del tuo servizio come direttore – come hai visto crescere questa realtà? Inoltre, come è nata l’idea di dare vita alla Koinè del Preziosissimo Sangue e quale significato riveste oggi per la USC? 

Nel 2017-2018 ci siamo dedicati a preparare l’incontro con Papa Francesco, avvenuto il 30 giugno e il 1° luglio 2018. Quello è stato un avvenimento significativo, durante il quale il Papa ci ha incoraggiato a promuovere questa spiritualità, in modo particolare nel mese di luglio. 

Da lì siamo partiti con la prima domenica di luglio. Sappiamo infatti che san Gaspare celebrava la festa del Preziosissimo Sangue proprio nella prima domenica di luglio, mentre la data fissa del 1° luglio è venuta successivamente. È diventata così un’occasione per un raduno nazionale non soltanto di tutta l’USC, ma dell’intera famiglia del Preziosissimo Sangue. 

È quindi un appuntamento centrale per sentire come il Sangue di Cristo ci tiene in comunione. Anche il simbolo del melograno vuole esprimere proprio questo: siamo tutti uniti, accomunati da questa spiritualità dell’amore di Cristo, che ci raggiunge e ci mantiene uniti. 

In questi anni è cresciuto anche l’apporto di tutta la componente laicale. Due sono stati, in particolare, gli aspetti più importanti: da una parte, la nascita degli Ausiliari del Preziosissimo Sangue, che vivono questa spiritualità come impegno battesimale nel mondo, nella società, nel lavoro e anche negli ambienti della propria parrocchia; dall’altra, la presenza di un consiglio di laici che affiancasse i missionari nel vivere e nel portare avanti tutto l’impegno dell’Unione Sanguis Christi. 

Tra le iniziative promosse in questi anni c’è anche la nascita dei consigli locali dell’Unione Sanguis Christi. Qual è stata l’intuizione che ha portato a questa proposta e quale ruolo svolgono oggi questi organismi nelle comunità affidate alla cura pastorale dei Missionari del Preziosissimo Sangue? 

Il ruolo principale, come indicano gli statuti, è quello di essere un consiglio che coadiuva i Missionari del Preziosissimo Sangue. Questo significa che la promozione della spiritualità, del carisma missionario, dei gruppi e di tutte le iniziative volte a diffondere e a promuovere questo carisma e questa spiritualità non è più soltanto delegata all’impegno dei missionari, ma vede il coinvolgimento diretto dei laici, sia a livello locale sia a livello nazionale. 

Si tratta di un impegno che comprende tanto le iniziative più semplici, come quella del “Melograno di San Gaspare”, i convegni, la Koinè e altri appuntamenti, quanto attività più importanti, come la promozione di nuovi gruppi e di nuove realtà in tutta Italia. Sono realtà che vivono un percorso di formazione e di approfondimento, insieme alla devozione, alla preghiera e alla spiritualità del Sangue di Cristo. 

Valerio, hai appena partecipato alla IX Koinè del Preziosissimo Sangue, durante la quale sei stato eletto Segretario Nazionale dell’Unione Sanguis Christi. Quali sono state le emozioni e i pensieri che hai provato al momento dell’elezione? E con quale spirito ti prepari a svolgere questo nuovo servizio? 

Sono ancora molto emozionato. Sono passati pochi giorni, ma sento ancora forte l’emozione della Koinè e di questa elezione. Sicuramente non mi sento all’altezza: è la sensazione più evidente. Mi sembra davvero qualcosa di molto grande e di molto bello. 

Sono contento di mettermi a disposizione e l’atteggiamento con cui desidero vivere questo impegno è quello del servizio: mettermi al servizio della Congregazione e dell’Unione Sanguis Christi. 

La prima cosa che ho pensato quando sono stato eletto è stata proprio: «Caspita, non sarò mai all’altezza di questo compito». Avrò quindi bisogno della collaborazione di tutti: sicuramente del consiglio nazionale, ma anche dei consigli locali. Servirà davvero l’unione. Del resto, come dice lo stesso nome “Unione Sanguis Christi”, unione è la parola chiave. 

Nella vita dell’Unione Sanguis Christi il ruolo dei laici è sempre più centrale. Quanto ritieni importante la corresponsabilità tra laici e Missionari del Preziosissimo Sangue? E quali passi possono essere compiuti per rafforzare questa collaborazione e diffondere sempre più la spiritualità del Preziosissimo Sangue? 

Sicuramente riparto proprio dall’unione, da questo tema. L’unione non deve essere soltanto tra noi laici, ma anche con tutta la componente sacerdotale e con tutti i missionari. 

Ritengo che noi laici siamo forse chiamati a stare un po’ più fuori, alla frontiera, più vicini al mondo. È facile che con i sacerdoti parlino principalmente persone già credenti, già in cammino, che forse hanno già un’idea delle risposte da dare alla propria vita o che hanno domande ben definite. 

Noi laici, invece, siamo forse quelli che stanno un po’ più fuori e che devono suscitare queste domande. Nell’ambiente di lavoro, in famiglia, con gli amici e con le persone un po’ più lontane, è più facile che queste entrino in contatto con noi prima ancora di entrare in contatto con i sacerdoti. 

Da questo punto di vista, forse siamo un po’ il biglietto da visita della Congregazione: se la Congregazione funziona, inevitabilmente anche noi laici siamo chiamati a manifestarlo, in prima persona. Quello che le persone vedranno in noi potrà poi spingerle a chiedere, ad approfondire e a confrontarsi maggiormente con i sacerdoti. 

L’intervista video è disponibile al link https://www.youtube.com/watch?v=bg0nOa81HPQ  

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