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Il beato don Giovanni Merlini, l’uomo del discernimento

di Benedetto Labate

“Cento misure e un taglio”. Questa affermazione del nostro beato sembra sia stata proverbiale per descrivere la sua personalità e la sua integrità, tanto che oggi una delle caratteristiche per cui lo indichiamo santo è la capacità e la volontà di fare discernimento in ogni cosa.
Cos’è il discernimento? Papa Francesco, nella Esortazione Apostolica Gaudete ed exsultate (2018), dedica un intero paragrafo al tema del discernimento e guarda caso il tema dello scritto magisteriale è proprio la santità: «[Il Signore] ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di una esistenza mediocre, annacquata, inconsistente – scrive il Papa – perché ha scelto ciascuno di noi “per essere santi e immacolati di fronte a Lui nella carità” − Ef 1,4» (op. cit., nn. 1-2).
«Come sapere se una cosa viene dallo Spirito Santo o se deriva dallo spirito del mondo o dallo spirito del diavolo? L’unico modo è il discernimento, che non richiede solo una buona capacità di ragionare e di senso comune, è anche un dono che bisogna chiedere. Se lo chiediamo con fiducia allo Spirito Santo, e allo stesso tempo ci sforziamo di coltivarlo con la preghiera, la riflessione, la lettura e il buon consiglio, sicuramente potremo crescere in questa capacità spirituale» (op. cit., n. 166).
«Occorre ricordare che il discernimento orante richiede di partire da una disposizione ad ascoltare: il Signore, gli altri, la realtà stessa che sempre ci interpella in nuovi modi. Solamente chi è disposto ad ascoltare ha la libertà di rinunciare al proprio punto di vista parziale e insufficiente, alle proprie abitudini, ai propri schemi. […] Tale atteggiamento di ascolto implica, naturalmente, obbedienza al Vangelo come ultimo criterio» (op. cit., n. 172). 
Detto ciò, è facile capire come questo processo abbia interessato l’intera vita del nostro don Giovanni. Il suo obiettivo principale nella vita era la ricerca della volontà di Dio e la sua indole razionale, precisa e ordinata non gli permise di analizzare la realtà con superficialità. Le sue scelte e le sue decisioni erano supportate dalla sua predisposizione a osservare tutto con attenzione e cura, dalla capacità di vedere delle possibilità oltre le lacune che si presentavano e soprattutto dalla sua pazienza virtuosa che al di là degli eventi contingenti sapeva attendere il momento giusto per stabilire relazioni comunionali, nel puro spirito evangelico.
Perché non sembri astruso quello che dico, cito alcuni esempi per l’approfondimento dei quali rimando direttamente alle biografie del beato: il proprio discernimento vocazionale in seno alla Congregazione fondata da san Gaspare; il discernimento della vocazione di santa Maria de Mattias e della conseguente nascita dell’Istituto delle Suore Adoratrici del Preziosissimo Sangue; il discernimento sulla fondazione statunitense ad opera del tedesco Francesco Salesio Brunner; il discernimento circa lo sviluppo dell’Istituto femminile in ordine ai tanti che volevano appropriarsene, non per ultimo il Vescovo di Anagni, sotto la cui giurisdizione il paesello di Acuto si trovava; il discernimento sia sui convittori che venivano accolti nella Casa di Missione di Albano, sia delle ragazze che chiedevano di entrare nell’opera della De Mattias; e si potrebbero citare decine di altre situazioni a noi note attraverso lettere, racconti e testimonianze.
Il cuore del Merlini era abitato dal sentimento della misericordia, proprio del cuore di Dio.
Del resto, è ciò a cui ci esorta l’Apostolo nella Lettera ai Filippesi: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù» (Fil 2,5). In questo modo, la dote del discernimento non assume i tratti della strategia occasionale per risolvere situazioni e/o problemi contingenti, bensì diventa una virtù, una capacità propria dell’anima che spontaneamente si lascia guidare tanto nell’ordinario che nello straordinario dalla guida dello Spirito. Solo così è garantito il criterio che il Merlini ha adottato per la sua vita e che lo ha reso santo: “Dobbiamo fare la volontà di Dio”!

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