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Liberàti dal Sangue di Cristo

di Benedetto Labate

Il valore del Sangue di Cristo per la nostra fede

«Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia» (1Pt 1,18-19). Con questa affermazione, l’autore della Prima Lettera di Pietro fornisce un’indicazione precisa, bella e chiara del valore del Sangue di Cristo per la nostra fede.

In queste poche righe sono contenute in sintesi le virtù di questo simbolo, che in ultima analisi rimanda alla infinita Misericordia di Dio e alla sua tenace volontà di salvezza per l’umanità. L’immagine dell’agnello senza difetti e senza macchia ci riporta immediatamente al racconto dell’esodo del popolo di Israele dalla schiavitù egiziana, tanto che, nel nostro testo, si parla proprio di liberazione.

Il Sangue dell’Agnello e la Redenzione

La carne dell’agnello doveva essere cotta e mangiata, ma il suo sangue doveva servire come segno della presenza di una famiglia ebrea nella casa e perciò era necessario aspergerlo sugli stipiti delle porte d’ingresso. L’angelo sterminatore alla vista del sangue passò oltre (pesach = pasqua) e non toccò con la sua mano i primogeniti delle case segnate dal sangue, assicurando così la protezione e la benedizione divina.

Ecco il mistero della Redenzione operata concretamente da Cristo con la sua morte. Bagnando il suolo del Calvario, il Sangue di Cristo ha segnato la terra, la casa da noi abitata. Ancora di più, con l’acqua del Battesimo e l’unzione del sacro Crisma, le nostre singole esistenze sono state segnate dal sacrificio del Redentore e perciò Satana non può varcare la soglia del nostro cuore, almeno che non siamo noi ad aprirgli la porta e lasciarlo entrare.

L’aspetto espiatorio del Sangue di Cristo

L’autore della Lettera agli Ebrei, citando il sacrificio espiatorio dello Yom Kippur (Giorno dell’Espiazione), dice che il sangue degli animali era solo suppletivo perché non aveva in sé il potere di purificare le coscienze, invece il Sangue di Cristo, essendo offerto con uno Spirito eterno e senza peccato, è entrato direttamente nel santuario del Cielo, al cospetto di Dio, dove lo stesso Gesù Cristo si è seduto alla destra della Maestà per intercedere a nostro favore.

Ecco dunque l’aspetto espiatorio del nostro simbolo, che qui senza esplicitarlo viene citato come elemento di purificazione dalla “vuota condotta”. Dunque, i nostri peccati sono cancellati e questo inevitabilmente porta ad un altro aspetto della nostra Redenzione, il terzo: la riparazione. Ogni colpa esige una riparazione del danno compiuto.

La riparazione e l’obbedienza di Cristo

In questo caso, Gesù, ricalcando la profezia del profeta Isaia (Is 53,4), con la sua obbedienza rimediò, una volta per sempre, a tutte le nostre disobbedienze, passate, presenti e future e questo sempre in virtù del suo sangue umano, divino e innocente, da cui l’aggettivo doveroso e superlativo di “preziosissimo”.

C’è ancora un aspetto non esplicitamente riferito nel nostro testo, ma che è una conseguenza logica della liberazione dalla vuota condotta. Giustificati dal Sangue di Cristo, siamo riconciliati con Lui e anche tra di noi. San Paolo è uno strenuo messaggero di questa verità, lo dice nella Lettera ai Romani (cap. 5), nella Lettera agli Efesini (cap. 2), nella Lettera ai Colossesi (cap. 1).

Il dono della riconciliazione

Non abbiamo da temere più nulla, perché come la colomba portò nel becco a Noè il ramoscello di ulivo, segno dell’armonia ristabilita, così lo Spirito Santo, sotto forma di colomba, discende dai cieli aperti sul Cristo battezzato e Questi lo soffia sulla Chiesa, sua Sposa, come alito vitale la sera del giorno di Pasqua: la pace è fatta, la nuova creazione è iniziata.

L’adozione a figli di Dio

C’è un ultimo effetto che il Sangue di Cristo produce nella vita dei fedeli ed è quello della familiarità con Dio. Anche in questo caso, San Paolo insegna: «Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: “Abbà! Padre!”. Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio» (Rm 8,14-16).

«E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: “Abbà! Padre!”» (Gal 4,6).

I valori della spiritualità del Sangue di Cristo

Ecco, amici, questi a grandi linee sono i valori intrinsechi nella spiritualità del Sangue di Cristo, dai quali ovviamente si possono dedurre principi teologici, liturgici, spirituali e pastorali. Si può intuire, dunque, perché, come famiglie religiose che si ispirano a tale spiritualità, proponiamo ai nostri membri e ai laici che ci sono vicini di vivere insieme il Giubileo del Preziosissimo Sangue.

Un invito alla civiltà dell’amore

L’intento non è altro che tingersi di rosso nel mentre varchiamo la Porta Santa e invocare ancora una volta su di noi la potenza di questo Sangue che per infinito Amore fu versato e continua ad essere comunicato a noi nelle Specie Eucaristiche. In questo modo, rinnoviamo al Signore il nostro ‘sì’ all’Alleanza Nuova ed Eterna che Egli ha voluto suggellare con noi affinché avessimo la Vita in abbondanza (cfr. Gv 10,10) e perché colmati della sua gioia potessimo portare frutti di bene in un mondo dilaniato da violenza e divisione (cfr. Gv 15).

Ecco la nostra vocazione: far parte della “civiltà dell’amore”!

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