Dal 1953 la voce di San Gaspare nel mondo
Io capitano e C’è ancora domani

di Alberto Celani
Cinema
Io capitano
Regia di M. Garrone, con S. Sarr, M. Fall, I. Sawagodo.
Seydou e Moussa sono due cugini senegalesi di sedici anni che, di nascosto dalle famiglie, iniziano a lavorare per mettere da parte i soldi per fare “il viaggio”: raggiungere l’Italia. Una storia di un’intensità emotiva enorme, strepitosa, tutta incentrata sulla persona di Seydou, ragazzo di una tenerezza e di una forza mitiche e commovente. Dal rapporto con la mamma, a quello con il cugino, al terribile mondo delle mafie e della corruzione, dello sfruttamento, della tortura, fino all’agognato e terribile Mediterraneo. Il candidato italiano agli Oscar 2024 (non vincente) ma che vince nei cuori per la sua potenza, la sua necessità di essere raccontato, per la meravigliosa interpretazione di Seydou Sarr e per alcuni momenti di rara liricità! Un film davvero importante!
Non ho avuto tempo e modo di andare al cinema stavolta, eccomi allora a recuperare due perle italiane della scorsa stagione che non sono riuscito a vedere. Garrone è un ottimo regista, non proprio il mio preferito, ma qui davvero si supera. Ho letto un giudizio su questo film che mi ha colpito molto paragonandolo all’Odissea, sì è davvero un’Odissea contemporanea, con un Ulisse meraviglioso e puro (contrariamente all’acheo) a cui non riusciremmo a non volere bene. Non credo esistano film su questo tema fatti così: ci serve vederlo, ci serve immedesimarsi. Fa tanto male vedere come queste persone partano con sogni illusori mentre su questi sogni c’è un mercato che specula su di loro come fossero portafogli da svuotare e poi gettare nella pattumiera. Una cosa su tutte: la scena onirica dell’angelo mi ha toccato così profondamente, sì era onirica ma anche tanto vera: una piccola perla!
Voto CinemaScopio: 8 e ½
C’è ancora domani
di P. Cortellesi, con P. Cortellesi, V. Mastandrea, R. Maggiora Vergano.
Secondo dopoguerra, Delia è una donna romana sposata con Ivano, un uomo violento e autoritario, e con tre figli: la giovane Marcella in età maritabile e due figli maschi più piccoli e maleducati. Inoltre, vive con loro il suocero Ottorino, l’albero da cui è caduta la mela che è Ivano (fatevi due conti). Oberata da mille lavoretti sottopagati, vessata a casa e rassegnata al suo essere nell’ombra, Delia è scossa da due avvenimenti: il prossimo fidanzamento ufficiale di sua figlia Marcella e l’arrivo di una misteriosa lettera. Il film italiano dell’anno per incassi, un successo stratosferico e devo dire, davvero meritato: una Cortellesi meravigliosa per una storia dura e violenta raccontata con pudore e un tocco di leggerezza. Bello!
Film in bianco e nero ma con musiche moderne, come a dire uno sguardo indietro ma per concetti che sono importanti per l’oggi, un film grazie al quale si riescono a fare anche belle risate soprattutto per la Cortellesi e per il personaggio di Emanuela Fanelli, la fruttivendola Marisa. Potrebbe passare come manifesto femminista ma sarebbe assolutamente riduttivo, si tratta, invece, proprio di un piccolo gioiellino. Sarebbe sbagliato dire che tutto il mondo era così (vedi il bel rapporto tra Marisa e il marito) ma non si può nascondere che tante cose sono state (e purtroppo a volte sono ancora) realtà. Un film sull’amore madre-figlia, sull’amore tra amiche, sull’amore per sé stessi. Geniali le scene di “ballo” che fanno intendere senza scadere nel becero, davvero un tocco di classe della Cortellesi al suo debutto in regia. La lettera misteriosa è ben lontana da quello che ci si aspettava e sembra davvero difficile credere che è storia italiana di neanche un secolo fa! Un neo però lo trovo: tutta la sottotrama con l’americano e con quello che questo personaggio farà la trovo solo “comoda” per far avanzare la storia ma assolutamente poco credibile in tutte le sue fasi e goffa. Buona visione che non vi lascerà indifferenti!
Voto CinemaScopio: 8 e ½
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