Dal 1953 la voce di San Gaspare nel mondo
“La mia vita nell’armonia dei contrari”

di Benedetto Labate
Qualche giorno fa, insieme ad altri confratelli e consorelle, abbiamo ascoltato una profusione del Missionario don Mario Proietti sul tema “La mia vita nell’armonia dei contrari”, riflessioni suggestive e puntuali sulla vita del prossimo beato don Giovanni Merlini.
Tra le altre cose, molto interessanti, riferite da don Mario, c’è una definizione del santo Missionario che ha segnato il mio intimo: Don Giovanni, artista dell’inclusione!
Già in una precedente conferenza, la relatrice sr. Angela Di Spirito aveva tratteggiato la sapiente opera di quest’uomo nel ricercare la volontà di Dio in ogni circostanza della vita. Ma quella definizione, per me, ha dato una concretezza alla virtù!
Artista dell’inclusione! Don Giovanni Merlini è stato un uomo e un presbitero che, avendo preso sul serio per sé e per gli altri la ricerca della volontà di Dio, come un saggio artigiano ha lavorato prima sulla sua vita e conseguentemente sulla vita dei suoi contemporanei, per conciliare armonicamente le differenze che abitano la vita degli esseri umani nello svolgersi del tempo e delle situazioni che l’esistenza comporta.
Come non pensare alla “Convivialità delle differenze” del santo vescovo don Tonino Bello? «Il genere umano, Signore, è chiamato a vivere sulla terra ciò che le tre Persone divine vivono nel cielo: la convivialità delle differenze. Nel cielo, più persone mettono tutto in comunione sul tavolo della stessa divinità, così che fra loro rimane intrasferibile solo l’identikit personale di ciascuno, che è rispettivamente l’essere Padre, l’essere Figlio, l’essere Spirito Santo. Sulla terra, gli uomini sono chiamati a vivere secondo questo archetipo trinitario: a mettere, cioè, tutto in comunione sul tavolo della stessa umanità, trattenendo per sé solo ciò che fa parte del proprio identikit personale. Ecco, cos’è la pace, Signore: la convivialità delle differenze!».
Un opuscoletto che consiglio a tutti di leggere: con l’audacia schiacciante che lo caratterizzava, il presule salentino pennella la verità evangelica della pace (= unità, comunione) in maniera che il lettore non può non sentirsi interrogato in prima persona. Ecco la forza profetica dell’annuncio, una conversione che non è frutto di imposizioni e prescrizioni, ma nasce dal cuore e viene percepita come una esigenza naturale della propria fede in Dio.
Anche il Merlini era esperto di questo. Lo riferisce don Michele Colagiovanni nel suo libro Ventiquattr’ore al giorno. «L’accantonamento è una forma di rifiuto, che ordinariamente genera recriminazioni o depressioni. Niente di tutto questo è accaduto in don Giovanni. Egli ne ha sofferto, ma non per ragioni personali. Ne ha sofferto per la Congregazione e per il danno che essa ne riceveva sul piano della testimonianza. Per questo ha cercato sempre di dissimulare quegli attriti e, per quanto è dipeso da lui, non ne ha mai tenuto conto. Collaborando con tutti e parlando di tutti nei termini più favorevoli. Addirittura, in questo periodo, sceglie in don Beniamino Romani [suo aperto oppositore, ndr] il proprio confessore e direttore spirituale!» (op. cit, p. 275).
Ovviamente, questo è solo un tratto della santità del beato Merlini, ce ne sono tanti altri. Ma in un tempo di lancinanti guerre alle porte di casa nostra, in un tempo segnato dai femminicidi e dal bullismo, in una umanità dove si tende superbamente a esaltare ciò che è proprio e sminuire – quando non combattere – il proprio degli altri (fede, politica, sport, cultura, ecc.), come non lasciarsi provocare dall’esempio di uomini e donne eroici?
È proprio vero, i santi sono come le stelle, non brillano di luce propria, ma riflettono la luce del Sole, che è venuto nel mondo per rischiarare noi «nelle tenebre e nell’ombra di morte». E ci orientano nei percorsi della nostra esistenza perché, guardando a loro, anche noi siamo eccitati nel dirci: «Amare si può!».
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