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Oppenheimer e Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello

di Alberto Celani

Cinema

Oppenheimer

di C. Nolan; con C. Murphy, E. Blunt, M. Damon .

La storia del padre della bomba atomica, ma non un film sulla bomba atomica. Niente di spettacolare per la spettacolarità, ma una serie
di dialoghi con poco movimento.
Sembra la premessa di un film noioso e borioso e invece Nolan ci regala un’opera potentissima e densissima sulla natura umana tra delirio di onnipotenza e senso di colpa, estremi di un pendolo che punta solo su un egocentrismo smisurato. E poi? E poi una bellezza disarmante d’immagini, tutte senza l’utilizzo di un solo effetto speciale! Detrattori di Nolan per favore andatevene in vacanza, questo film è un film per la storia! Gigantesco!

Ma vi prego, ho letto e sentito cose assurde su questo film.
Ritengo che solo occhi faziosi possano accampare giudizi negativi su una pellicola di tale qualità. Cilian Murphy è monumentale nel ruolo del protagonista, ma anche l’innumerevole sfilza di comprimari dà interpretazioni da Oscar. La genialità delle inquadrature tutte “in camera” senza trucchi nascosti, la potenza di una sceneggiatura tutta incentrata su dialoghi che riesce a essere assolutamente avvincente. I biopic non sono il mio genere di film preferito ma qui siamo all’eccellenza.
Oppenheimer è una figura lucente e oscura, un nuovo Prometeo con tutte le caratteristiche del caso, un uomo che ha cavalcato l’onda quando gli serviva, avuto rimorsi quando voleva, camminato sopra tutti quando era comodo, pagato le conseguenze quando altri lo hanno deciso. Nessun giudizio morale, solo tanta verità davanti ai nostri occhi: il peccato originale esiste.
Una scena su tutte: quella nella sala ovale con il presidente, dove il protagonista è un semplice fazzoletto bianco.
Potentissimo (molto più dell’esplosione stessa).

Voto CinemaScopio: 9 e ½

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Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello

di P. Jackson; con E. Wood, I. McKellen, V. Mortensen

Il male, Sauron, l’ingannatore e forgiatore degli anelli del potere, è stato sconfitto ma non annientato.
Gli sopravvive l’Unico Anello, dove è riversato tutto il suo potere. Il caso, o la Provvidenza, vuole che esso finisca nelle mani di esseri pacifici e sconosciuti: gli hobbit.
A 50 anni dalla morte di Tolkien e a 22 anni dall’uscita del primo film tratto dal suo maggior romanzo, Il Signore degliAnelli, eccoci a parlare di quando il fantasy ha incontrato per la prima volta il Cinema dimostrando a tutti la profondità di un’opera epica ed ispirata.

Ricordo ancora quando 22 anni fa entrai nella sala 2 del cinema di Pomezia (RM) a vedere questo film. Non avrei mai creduto di uscirne così colpito nel profondo da capire che questa storia aveva tanto da dirmi. Comprai subito il libro e lo lessi tutto (nelle tre parti che andavano a coprire i prossimi due film) in poco tempo. Il Signore degli Anelli è un libro che ha segnato la mia vita, ancora ne leggo stralci a tempo perso perché alcune cose sono troppo legate al mio vissuto. Ma il film? È epico, geniale e oserei aggiungere “miracolato”.
Girare quest’opera è da fallimento annunciato: regista bravo ma mezzo sconosciuto, ingenti somme di denaro necessarie senza alcuna prova di successo, diverse vicissitudini con le case di produzione (vedete, se potete, gli speciali che sono nei DVD ma anche reperibili su internet), ottimi attori ma senza il gran nome, un’accanita schiera di lettori pronti a criticare ogni cosa.
Jackson è questa trilogia e questa trilogia è Jackson, questa è più che una delle sue opere, del suo capolavoro, questa è la sua essenza. Ha avuto il coraggio di tagliare, di rivedere la storia per renderla cinematografica, di utilizzare tanti effetti speciali ma preparando bene gli attori per rendere il tutto il più reale possibile.
Un’ultima parentesi su questo primo film: Jackson è riuscito a farci entrare nel mondo così complesso di Tolkien con un breve e intelligente prologo per poi condurci piano piano come gli hobbit stessi, ingenui e senza grandi conoscenze. Colonna sonora indimenticabile, emozioni che arrivano al cuore, un’angoscia che cresce lentamente. Questa è l’epicità fatta film. Insuperabile!
P.S.: per la pura visione meglio la versione cinematografica rispetto a quella estesa (più pedante, noiosa e con un ritmo non perfetto), ma che ha il pregio di portare in scena tante cose presenti nel libro

Voto CinemaScopio: 9 e ½

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