Dal 1953 la voce di San Gaspare nel mondo
Pasqua, tempo della rinascita

di Benedetto Labate
«Alzati, amica mia, mia bella, e vieni, presto! Perché, ecco, l’inverno è passato, è cessata la pioggia, se n’è andata; i fiori sono apparsi nei campi, il tempo del canto è tornato e la voce della tortora ancora si fa sentire nella nostra campagna. Il fico sta maturando i primi frutti e le viti in fiore spandono profumo. Alzati, amica mia, mia bella, e vieni, presto!» (Ct 2,10-13).
Credo non ci siano parole più belle di queste per delineare la Pasqua e il tempo liturgico che la celebra. Storicamente la Pasqua nasce come festa agricola che, appunto, celebra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera. Il simbolismo morte/vita è stato poi assunto dal popolo degli Ebrei come metafora della loro storia nazionale: da schiavi a uomini liberi, grazie ai prodigi di YHWH. In particolare, per la discendenza di Giacobbe è fondamentale fare memoria del passaggio incolume attraverso il Mar Rosso, quando Dio ha alzato gli argini del mare e ha permesso l’esodo dei suoi figli.
Come poteva Gesù non approfittare di tanta allegoria per lasciare la memoria della sua Pasqua? Anche Lui è passato illeso attraverso la morte e ha aperto per sé e per noi le porte del Paradiso; anche Lui, attraverso le acque del battesimo, che esprimono il contenuto della sua morte e della sua risurrezione, rende efficace in noi il passaggio dalla schiavitù del peccato alla libertà dei figli di Dio; anche Lui, attraverso il dono dello Spirito Santo, che è l’alito vitale di Dio, fa cessare per sempre la morte in noi e ci fa gustare la gioia della Vita nuova.
Dunque, la Pasqua per i cristiani è la festa della vita e della libertà, banchetto nuziale dello Sposo-Cristo e della Sposa-Chiesa che sono uniti per sempre nel dono del sangue, dell’acqua e dello Spirito. Perché proprio questi tre elementi?
Intanto voglio citare la Prima Lettera di Giovanni al cap. 5, vv. 5-13: «Chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità. Poiché tre sono quelli che danno testimonianza: lo Spirito, l’acqua e il sangue, e questi tre sono concordi. […] E la testimonianza è questa: Dio ci ha donato la vita eterna e questa vita è nel suo Figlio. Chi ha il Figlio, ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita. Questo vi ho scritto perché sappiate che possedete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figlio di Dio».
L’apostolo Giovanni utilizza questi tre principi per tratteggiare il mistero dell’amore di Dio dichiarato nel suo Vangelo: «Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (10,10) – dice Gesù – e «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici» (15,13). Dunque, la Pasqua è anche la festa dell’amore, di un Dio che è follemente innamorato dei suoi figli e che per salvarli dall’atrocità di una vita senza-senso, che ha perso il vero significato del suo essere, manda suo Figlio a offrire loro gratuitamente la vita divina, piena ed eterna.
Carissimi, abbiamo 40 giorni per riflettere sul senso della passione di Cristo, una settimana per celebrare il mistero dell’Amore e 50 giorni per immergerci nella bellezza della Vita vera, quella che da sempre il Creatore ha pensato e voluto per noi.
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