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Nope e La finestra sul cortile

Di Alberto Celani, CPPS

Cinema

Nope

di J. Peele, con D. Kaluuya, K. Palmer, S. Yeun. .

Una famiglia di colore (come sempre nei film di Peele) padre, figlio e figlia sono addestratori di cavalli per produzioni cinematografiche: un lavoro di nicchia, spesso incompreso sui set. Improvvisamente il padre muore per la caduta ad altissima velocità di una moneta dal cielo, lasciando i due fratelli (diversi come il giorno e la notte) a tirare avanti la baracca… finché non si scopre che nel cielo qualcosa di strano sta accadendo nascosto dentro una nuvola, qualcosa che forse ha anche ucciso il loro padre.
Cosa è? Cosa farcene con questa scoperta? Film meraviglioso nella fotografia, accattivante nella trama così particolare, profondo nelle riflessioni sociali, disgustoso nei dialoghi scialbi, nella lentezza della prima parte, nella banalità di alcune scelte. Un’occasione mancata, una sceneggiatura cotta e mangiata che forse richiedeva tempo e pazienza.

Tutti in America parlano di Jordan Peele, attore comico demenziale che si reinventa regista di film thriller-horror con satira sociale. 3 su 3, tre successi, con il primo anche un oscar alla migliore sceneggiatura originale, insomma un percorso trionfale. In Europa i suoi film piacciono molto meno, a me devo dire che affascinano. Ho trovato Get out molto molto interessante, Noi con una grande idea ma sviluppata maluccio e ora? Ora il capolavoro e il disastro! Chi ci capisce ne parla in maniera esaltante, e a ragione! Alcune scene notturne così belle, così tese, raramente si sono viste, ma non ci siamo! I personaggi sono piattissimi, le linee di dialogo imbarazzanti, la prima metà vorresti dormire per la totale assenza di azione o di qualcosa che desti interesse. Nessuno spoiler su cosa stia accadendo nel cielo, però la sua evoluzione “fisica” è un po’ inutile. Che peccato! Si poteva fare molto con questa idea. Resta solo la riflessione sul rapporto domatore-animale, su tragedia e monetizzazione della tragedia, su ricerca della bellezza e ossessione, tutto molto intrigante… ma se non ci costruisci una vera storia è come leggere l’indice di un libro interessante: bei temi, niente vita!
PS: apprezzo di Peele la scelta programmatica di fare film solo con protagonisti di colore, questa cosa infastidisce qualcuno ma credo sia proprio il suo scopo. Perché se vediamo 2548 film con protagonisti bianchi non ci dice nulla di strano? Bravo Peele, belle idee, belle provocazioni… ma ti prego lavora meglio!

Voto CinemaScopio: 6

Cinema

La finestra sul cortile

di A. Hitchcock, con J. Stewart, G. Kelly, T. Ritter

Capolavoro indiscusso di Hitchcock del 1954. Un fotoreporter è costretto su sedia a rotelle a causa di una gamba rotta per un lungo periodo di tempo.
Troppa noia per un uomo così attivo che con il suo lavoro troppe volte ha rischiato la vita per il racconto fotografico perfetto, neanche l’amore della fidanzata Lisa riesce a frenare il suo tormento ed ecco che il tedio apre a Jeff una nuova attività: scrutare la vita dei suoi coinquilini dalla finestra che si apre verso il cortile, aiutato da un binocolo e dall’obiettivo della sua macchina fotografica… e se avesse scoperto così un omicidio? Ironia, suspense, provocazione: tutti ingredienti dei film del maestro del brivido. Che bellezza, anche dopo tanti anni, semplicemente una pietra miliare del cinema con una fotografia meravigliosa totalmente a servizio della storia. Imperdibile!

Lo so, mi avventuro su un sentiero scivoloso, ma ho pensato che fosse importante non dimenticare certi capolavori e provare a giudicare anche uno dei classici dei classici. La camera in soggettiva è semplicemente meravigliosa, diventiamo dei guardoni anche noi assieme a Jeff. Lunghe scene di film sono senza dialogo perché è la fase di osservazione, solo a tratti Hitchcock ci apre le “orecchie” per farci sentire grida e sbraiti. Grace Kelly, che dire: meravigliosa in tutto! Un personaggio, il suo, molto particolare: Lisa è una donna di classe e mondana, molto distante dalla ruvidezza avventuriera di Jeff, eppure anche lei nella sua “noia” ha un’ossessione che è Jeff stesso.
Ecco che si cala anche lei nel ruolo della detective, fino a “sporcarsi le mani”, per vera passione verso l’ignoto? No no, solo per Jeff (come ci mostra l’ironia della scena finale, impagabile). Stella, l’infermiera, è il mio personaggio preferito: così pungente nei suoi dialoghi è un po’ un grillo parlante che tira fuori le paure sul matrimonio di Jeff e la tendenza a impicciarsi della vita altrui della società contemporanea (siamo nel 1954, figuriamoci oggi!). Ed eccoci poi al tema morale: è corretto spiare il prossimo se questo ci dà la notizia di un reato?
Mica una cosa superficiale. E, inoltre, non è che siamo tutti un po’ “guardoni”, anche noi davanti alla tv, anche noi impotenti nell’agire come un uomo in sedia a rotelle? Forse qualcuno dirà che sto esagerando in filosofia, ma la chiave per me sono i commenti dei protagonisti su Cuore Solitario, una donna triste e sola, spiata di continuo anche durante le scene più pericolose della caccia all’uomo, perché? Perché la curiosità è maliziosa e mai innocente, anche se
simpatizziamo per questa donna. Ultime tre menzioni: la colonna sonora di fatto suonata da un musicista del comprensorio spiato anch’esso (geniale); il ruolo del cagnolino cioè l’unico che ama tutti senza spiare nessuno (in quella scena dove tutti spiano tutto e nessuno dice una parola); e in ultimo il vero brivido, l’antagonista che dicendo una sola linea di battuta ci fa paura anche solo accendendosi un sigaro nel buio (una scena che nel silenzio dice tutto)! Ogni cosa studiata alla perfezione: gioiello sopraffino!

Voto CinemaScopio: 9 e mezzo

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