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Ripartiamo

di Terenzio Pastore

«Ripartiamo dunque anche noi, illuminati dall’incontro con il Risorto e animati dal suo Spirito. Ripartiamo con cuori ardenti, occhi aperti, piedi in cammino, per far ardere altri cuori con la Parola di Dio, aprire altri occhi a Gesù Eucaristia, e invitare tutti a camminare insieme sulla via della pace e della salvezza che Dio in Cristo ha donato all’umanità». Con queste parole Papa Francesco conclude il Messaggio per la Giornata Missionaria di quest’anno.

L’icona biblica è quella dei discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35). Cleopa e l’altro discepolo si allontanano da Gerusalemme. La loro speranza è svanita.
Avevano seguito Gesù, affascinati dalle sue parole e dai suoi gesti di tenerezza; e a chissà quanti prodigi avevano assistito! Ora, però, era finito tutto. Gesù era stato condannato e ucciso. I sogni sono infranti. Non c’è altro da fare che tornare a casa, a Emmaus. Ce li possiamo immaginare, con la schiena curva, gli occhi bassi e il «volto triste» (v. 17). Talmente ripiegati su sé stessi da essere incapaci di riconoscere il misterioso viandante che li affianca, chiedendo loro di cosa stessero parlando. Gli rispondono, narrando gli eventi di quei giorni: la condanna e la morte di Gesù, il loro sconforto, persino il dettaglio su quella tomba vuota di cui delle donne avevano dato notizia. E concludono dicendo che, nonostante la verifica di altri discepoli, nessuno aveva visto Gesù (cfr. vv. 19-24).

A questo punto il misterioso viandante rivela un’inaspettata capacità. Far leggere quegli eventi, dolorosi, in maniera diversa, nuova, riallacciandoli alle Scritture (v. 27), a ciò che Dio nel corso dei secoli aveva rivelato. Qualcosa cambia, nel loro cuore: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?» (v. 32).
«Cuori ardenti “quando ci spiegava le Scritture”. La Parola di Dio illumina e trasforma il cuore nella missione». È il titolo del primo paragrafo del Messaggio, in cui Papa Francesco invita a considerare che: «il Signore prende l’iniziativa di avvicinarsi ai suoi e camminare al loro fianco.
Nella sua grande misericordia, Egli non si stanca mai di stare con noi, malgrado i nostri difetti, i dubbi, le debolezze, nonostante la tristezza e il pessimismo ci inducano a diventare “stolti e lenti di cuore” (v. 25), gente di poca fede. Oggi come allora, il Signore risorto è vicino ai suoi discepoli missionari e cammina accanto a loro, specialmente quando si sentono smarriti, scoraggiati, impauriti di fronte al mistero dell’iniquità che li circonda e li vuole soffocare».

I cuori di Cleopa e dell’altro discepolo riprendono a pulsare speranza; e invitano quello sconosciuto a rimanere con loro (v. 29) per la notte. Nell’intimità della casa, al momento della condivisione del pasto, i suoi gesti ne svelano l’identità. «Si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero» (v. 31). Gli altri avevano visto la tomba vuota. Davanti a loro, invece, c’è proprio Gesù, risorto! Solo Lui può compiere gli stessi gesti della moltiplicazione dei pani e, soprattutto, dell’Eucaristia!
Papa Francesco ricorda che «un semplice spezzare il pane materiale con gli affamati nel nome di Cristo è già un atto cristiano missionario. Tanto più lo spezzare il Pane eucaristico che è Cristo stesso è l’azione missionaria per eccellenza, perché l’Eucaristia è fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa».
Gli occhi che si aprono spingono a una scelta. È la logica dell’Eucaristia. Il Papa aggiunge: «Cristo risorto è Colui-che-spezza-il-pane e al contempo è il Pane-spezzato-per-noi. E dunque ogni discepolo missionario è chiamato a diventare, come Gesù e in Lui, grazie all’azione dello Spirito Santo, colui-che-spezza-il-pane e colui-che-è-pane-spezzato per il mondo».
Essere pane spezzato, giorno per giorno, è possibile, a condizione di restare uniti a Lui. Papa Francesco sottolinea che «questa unione si realizza attraverso la preghiera quotidiana, in particolare nell’adorazione, nel rimanere in silenzio alla presenza del Signore, che rimane con noi nell’Eucaristia… Che il nostro cuore brami sempre la compagnia di Gesù».

Se il cuore arde e gli occhi si aprono…si corre! Cleopa e l’altro discepolo «partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro» (v. 33). Oggi, come allora, c’è da portare a tutti l’annunzio che trasforma ogni tristezza e ogni delusione in gioia, speranza e pace. Scrive Papa Francesco: «Oggi più che mai l’umanità, ferita da tante ingiustizie, divisioni e guerre, ha bisogno della Buona Notizia della pace e della salvezza in Cristo».

Dell’altro discepolo non si dice il nome.
Ciascuno di noi può mettere il suo.
Abbiamo cuori ardenti, occhi aperti e piedi in cammino?
Lasciamoci trasformare da Gesù, per poter essere discepoli missionari, che si fanno pane-spezzato per condurre altri a bramare sempre la Sua compagnia.

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