Dal 1953 la voce di San Gaspare nel mondo
Un mondo a parte e Il problema dei 3 corpi

di Alberto Celani
Cinema
Un mondo a parte
Regia di R. Milani, con A. Albanese, V. Raffaele, C. Oddi
Un maestro elementare della periferia romana si trova senza più stimoli tra bambini ormai immersi nei loro cellulari e con genitori dall’aria minacciosa pronti a “difendere” i loro pupi. Ecco che la soluzione più ovvia sembra essere farsi trasferire dove c’è ancora possibilità di fare la differenza: nelle montagne abruzzesi in un paesino sperduto. Ecco l’incipit che porta alla conoscenza tra il maestro interpretato da Albanese e la vicepreside della Raffaele, una scuola con una sola pluriclasse che sembra ormai destinata a chiudere, e invece… (e certo se no il film finiva qui). Commedia con ottimo ritmo, buoni spunti, risate ma anche con momenti ricchi di emozione. Eppure, non tutto torna: molto carino se lo vedi, un po’ meno quando ci ripensi, però comunque gradevole!
Albanese e Raffaele funzionano davvero bene, sono loro il film c’è poco da fare, e ci riescono benissimo! Accennavo al fatto che alcune cose se ci pensi non stanno così bene insieme, i messaggi che si vogliono dare sono in parte contraddittori: integrazione, preservazione del territorio, accoglienza, attenzione ai bambini, disabilità, beh alcune scelte non riescono proprio bene a mettere insieme tutto ma il film ci sorvola sopra. La cosa non mi preoccupa, è una commedia, ma diventa importante perché in alcuni momenti la storia vuole farsi didascalica, vuole lanciare messaggi e allora vi dico: “ve la siete cercata e dovete essere coerenti”. Aggiungo una cosa: per me sarebbe stato interessantissimo vedere di più del lato umano di una pluriclasse (bambini di diverse età insieme) e con diversa provenienza culturale, ma questo aspetto è solo di sfondo e mai approfondito (sarà che io amo le storie sulla scuola e mi sarebbe davvero piaciuto). Buona visione!
Voto CinemaScopio: 6 e ½
Il problema dei 3 corpi
di D. Benioff, D. B. Weiss e A. Woo, con L. Cunningham, E. Gonzalez, J. Adepo.
Una giovane fisica cinese è vittima dell’oppressione della rivoluzione comunista, vede morire suo padre e vede sua madre rinnegare la sua famiglia per salvare la pelle. Diventa una prigioniera politica e poi utilizzata per un centro di avanguardia date le sue conoscenze scientifiche. Ha la possibilità di mandare un messaggio nell’universo e, ovviamente, decide di chiedere a degli alieni di invaderci (come darle torto, eh?!). Nel presente, invece, molti scienziati muoiono in circostanze sospette, cosa sta accadendo? In genere mi rifiuto di buttarmi sulle serie tv ma stavolta l’amore per la fantascienza ha prevalso. Buona produzione e storia (a tratti avvincente) non è però la fantascienza che amo. Risultato comunque godibile.
Non vado oltre con la storia, ma sappiate che poi molto, moltissimo, quasi tutto si svolge in Occidente e questo è per me un passo indietro, la parte cinese del passato aveva per me delle ottime possibilità. La storia è presa, ma fortemente rivista, da una famosa trilogia fantascientifica cinese, dicono di ottima fattura, quello che però vediamo è una versione pop un po’ stereotipata, con anche delle lunghe sequenze ludiche da videogioco che si sarebbero potute sviluppare di più e meglio.
L’intrigo scientifico è davvero molto buono, non riesce però a essere abbastanza per me perché, secondo la mia visione, la fantascienza (un po’ come l’apocalittica nella scrittura) deve parlarci del presente, dei nostri problemi, di interrogativi etici; invece qui l’etica è piatta, nichilista ma non di quel nichilismo impegnato, bensì di quello superficiale e arraffazzonato. Attenzione poi all’apologia del suicidio, sempre molto sottesa in tante produzioni odierne. Perché ci odiamo così tanto?
Voto CinemaScopio: 6 e ½
Editoriale
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Vita
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